Album
Oh Me Oh My
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Marco M. Boscolo
- 11 Marzo 2023
Oh Me Oh My segna il ritorno del visual artist e musicista dell’Alabama Lonnie Holley. Il nuovo è il disco numero sette, in una carriera che è cominciata solo una decina di anni fa, quando Holley aveva già 62 anni. Rispetto al precedente Broken Mirror: A Selfie Reflection del 2021, disco firmato assieme a Matthew E. White, qui c’è il netto tocco di un produttore molto esperto di matrice europea (Garret “Jacknife” Lee, dal roster della Pussyfoot Records di Howie B). Il risultato è un disco dai ritmi più rilassati, più vicino al frea-jazz e a un’elettronica minimale, e con molti spigoli smussati.
Molti sono i nomi di peso venuti a duettare e interagire con Holley, da Michael Stipe che canta la titletrack, Sharon Van Etten (None of Us Have But a Little While, che si arrampica in territori cosmici tendendo) e la chitarra di Jeff Parker, peso da novanta della scena chicagoana con Tortoise e in collaborazione con Rob Mazurek (I Can’t Hush). Atmosfere dilatate, cosmiche come le intendeva Sun Ra (a proposito di musicisti dall’Alalbama), free come le intendeva Ornette Coleman che però sembrano un po’ aver incasellato la creatività di Holley. Che invece assume una concretezza materica molto precisa nel brano che sa di afrobeat e rivendicazioni black in compagnia di Moor Mother (Earth Will Be There, il brano migliore del lotto).
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