Album

Temple Songs

14 Agosto 2026 indie folk

C’è sempre una prima volta per tutto. Attiva con grande coerenza dalla fine degli anni 90, Laura Veirs ha composto, inciso, arrangiato nei minimi dettagli, eseguito e prodotto il suo quattordicesimo album Temple Songs interamente per conto proprio nello studio personale Temple of Bloom, da cui il titolo, a Portland. Album compatto, per mezz’ora scarsa di durata, e pubblicato, per completare il quadretto autarchico, dalla sua etichetta personale Raven Marching Band, proprio come l’atipico Phone Orphans del 2023, raccolta di demo registrate via voice-memo, e Laura Veirs and the Choir Who Couldn’t Say (Live in Angouleme) dello scorso anno.

A parte il tocco finale di Philip Weinrobe, già al lavoro con Adrienne Lenker, l’unica eccezione, cioè l’unico contributo esterno, è il sax in risalto nelle brezze jazz di Pulse, per più della sua metà strumentale in vibrazione elettrica, e nella soave Out From Undercover. Tra delicati arpeggi prevalentemente acustici, spicca la fiera autodeterminazione di No Masters. Nel primo singolo Flying Into Darkness la folksinger statunitense canta che c’è un posto dove poter essere se stessa e sicuramente lo è in queste genuine canzoni di caparbia ripartenza, intimiste ma a loro modo radiose.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Arc Still Bends
  • 2 Golden Seams
  • 3 Pulse
  • 4 Feeling Returns
  • 5 Flying Into Darkness
  • 6 Colors Sing
  • 7 Out From Undercover
  • 8 New Life Over There
  • 9 No Masters
  • 10 River's Song
  • 11 Sunlight and Doom
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