Album

Macchine Inutili

5 Febbraio 2021 pop cantautori

Uscito il 5 febbraio 2021, Macchine Inutili è il secondo album del collettivo torinese Lastanzadigreta, che nel 2017 si era aggiudicato la Targa Tenco per la migliore opera prima con Creature selvagge.

A quattro anni di distanza da quell’esordio, il progetto sonoro portato avanti da Alan BrunettaLeonardo LavianoUmberto PoliFlavio RubattoJacopo Tomatis, decide di intraprendere una ricerca su lidi più pop rispetto al passato, pur restando fondamentale la filosofia di una “musica bambina ”, personale credo del collettivo che vanta anche un proprio manifesto («Chi l’ha detto che la musica per bambini deve essere stupida e quella per grandi seria? Chi l’ha detto che non si possa fare una canzone adatta a tutti ma veramente a tutti, superando le distinzioni alto/basso, d’autore/non d’autore, giovani/vecchi, adulti/bambini?»).

Macchine Inutili, che sin dal titolo omaggia il genio visionario di Bruno Munari, si muove tra arrangiamenti orchestrali, momenti sintetici e una fantasia tutta rodariana di strumenti meno abituali, come spazzole, tubi in pvc, macchine da scrivere, racchette da tennis, bidoni industriali e batterie di pentole, accanto a strumenti più classici come chitarra e pianoforte e altri meno comuni come marimba, banjolino, Farfisa, cigarbox, theremin, vecchi armonium, vibraphonette e seghe musicali.

Quelle del disco sono tredici canzoni dalla struttura di filastrocca, tra nuovi linguaggi poetici e invenzioni minimaliste, ma le tematiche toccate spaziano dal precariato, all’impegno per l’ambiente, dal post-capitalismo alla Resistenza. Un’arte caleidoscopica e in costante divenire definisce il perimetro entro il quale Lastanzadigreta sembra muoversi con sempre maggiore sicurezza: un campionario di colori e trame dal quale poter scegliere toni più giocosi ed umoristici senza dover fare a meno di un impianto sonoro complesso e ricco di contrappunti. In questa disarmante e luminosa opera a metà tra la poesia e il teatro canzone, si può notare come testi, vocalità e coinvolgimento,
riescano a dare il loro contributo alla crescita di una coscienza collettiva anche su un piano politico-culturale più ampio.

I tredici brani che danno vita a Macchine Inutili mescolano una struttura indie-folk, fra cantautorato classico e momenti elettronici ad arrangiamenti quasi cameristici con archi, oboe e clarinetto, sullo sfondo di un comune impegno a migliorare questo pianeta, ora che le sigle (come SPID che vede la partecipazione di Gigi Giancursi, deliziosa boutade sulle abbreviazioni di cui cadiamo quotidianamente vittime) sembrano aver sostituito un linguaggio ben più completo, sia a livello semantico che fonologico. L’opera seconda dei piemontesi si rivela così un disco a tratti sociologico, sicuramente politico e dolcissimo.

 

 

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