Album
still life
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Elena Raugei
- 7 Novembre 2025
Artista di origini russe attiva in Italia, per la precisione a Trieste, kariti avanza con un terzo album di studio, forse il suo migliore a oggi, che fa tesoro sia del dark folk dell’esordio Covered Mirrors sia della foggia più corposa e policroma, a tratti vicina al blues, del successivo Dheghom, a introdurre gli strumenti a tasto oltre alle chitarre e a inaugurare la partnership con Lay Bare Recordings.
Dopo essersi addentrata nel lutto e nella dura realtà circostante, dopo varie collaborazioni in ambiti anche sperimentali ed estremi, la padrona di casa, songwriter e poetessa, da sempre dunque particolarmente attenta all’intreccio tra musica a parole, queste ultime in inglese e nella sua lingua madre, ci consegna adesso «una liturgia esistenziale per i perduti, i disillusi e i dubbiosi». Insomma, una roba indirizzata proprio a noi, ma c’è ancora vita sul pianeta Terra, c’è ancora musica, quindi ecco appunto still life, che definisce un sound divenuto nel frattempo del tutto personale, per quanto i riferimenti restino ben note signore dell’oscurità, a questo giro innanzitutto Nico e Soap&Skin.
Un sound che si palesa subito, imperioso pur lasciando la voce in ieratico risalto, con la dissonante e programmatica intro spine e fiorisce, candidamente, con le successive ballad, da nothing alla title track e fragile, eleganti nell’unire pianoforte, drone e rumorismi, per giungere ai riverberi twinpeaksiani di purge, sintonizzata sull’eco di Julee Cruise, senza farsi mancare maggiori asperità con le corde heavy di suicide by a thousand cuts. Croce e delizia.
Tracklist
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Discografia
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- 1 spine
- 2 nothing
- 3 stems
- 4 still life
- 5 purge
- 6 suicide by a thousand cuts
- 7 fragile
- 8 naiznanku
- 9 baptism
