Album

Stings

27 Settembre 2023 funk jazz

A tre anni di distanza dalla pubblicazione del riuscito Wu Hen, il londinese Kamaal Williams aka Henry Wu ritorna con un nuovo LP, Stings il titolo. Chi lo segue dagli inizi sa di quanto potenziale il musicista sia dotato. Potenziale che, supportato da una ambiziosa visone artistica, lo ha portato a superarsi prova discografica dopo prova discografica, raggiungendo un ulteriore apice con questo nuovo disco.

La combinazione tra jazz di scuola 70s e il sound della Londra del terzo millennio hanno contraddistinto fin qui le sue produzioni, rendendolo degno successore di tutta una schiera di artisti – da 4 Hero a Phil Asher, da Kaidi Tatham a Seiji – che nei decenni scorsi hanno assunto un ruolo pionieristico indiscutibile, e che lo stesso Williams ha omaggiato all’interno del volume della serie DJ-Kicks da lui firmato nel 2019.

A contraddistinguere questo nuovo capitolo della sua discografia, un taglio ancor più personale e un respiro musicale se possibile maggiormente ampio, espresso attraverso la partecipazione di un gruppo di validi musicisti allargato alla presenza di archi e fiati che impreziosiscono i tredici brani (nella versione digitale) in esso contenuti. In particolare, in raffinate incursioni nella musica classica quali The Last Symphony e Magnolia, o pacate e riflessive derive cinematiche come City Of God, Little River, Taiwan e Ronan.

Non possono naturalmente mancare strizzate d’occhio al più nervoso e ritmico sound urbano, come nella title track o in The Guvna, in Repercussions o nella disco cosmica di Dogtown. Nel complesso Stings è un album che, partendo dal basso dei generi più comunemente identificati con l’underground, ne presenta una raffinata personale rilettura sulla via di una maturità artistica che continua a sorprendere ed affascinare.

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