Album

Eat The Worm

8 Settembre 2023 rock psych country folk
BMG

Il quinto disco di Jonathan Wilson arriva a distanza di tre anni dall’ottimo Dixie Blur e dall’altrettanto riuscito Rare Birds del 2018. Sono entrambi dischi che hanno mostrato la maturità compositiva del cantautore americano dopo le già buone premesse dei due dischi più tradizionali degli esordi. Se Rare Birds nel tempo è cresciuto sempre più con gli ascolti, e Dixie Blur offriva una prova ancora più raffinata della sua capacità di mescolare rock desertico, psichedelia morbida e canzone americana, qui il discorso prosegue su quei solchi, ma si fa un po’ più particolare.

La formula di base rimane la stessa, con Wilson che suona quasi tutto da solo (d’altra parte è produttore di grande talento, nonché chitarra degli ultimi progetti di Roger Waters): un set di brani per un’ora di musica trasognata, con una facilità all’atmosfera (più che alla melodia) memorabile, confezionati in una cornice dal profondo calore californiano. Un po’ come una improbabile super band con Harry Nilsson e Tom Petty.

A ispirare il tutto, però, c’è il piccolo culto personale che Wilson ha costruito attorno alla figura di Jim Pembroke, cantautore britannico e vocalist di una prog band finlandese degli anni Settanta. Oggetto particolare del suo interesse, i dischi solisti del songwriter (non facilmente recuperabili), dove pare che la bizzarria sia all’ordine del giorno.

Ecco allora ritornelli che non sembrano ritornelli, soluzioni strumentali che spiazzano al primo ascolto. Ma alla lunga tornano a galla le doti, come in The Village Is Dead (prezioso uptempo che parla dei tempi che furono) o tutto lo struggimento di East L.A.: Wilson dimostra ancora di essere songwriter di razza.

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