Album

Planeat Heaven

17 Ottobre 2025 cantautori rock alt

Ritorno nel segno dell’essenzialità per Jeremy Tuplin. In Planet Heaven, nuovo album pubblicato via Trapped Animal, l’artista del Somerset prova a ridisegnare i confini del proprio alfabeto sonoro. Il nuovo lavoro lo vede alle prese con una scrittura libera, pacificata, a tratti interlocutoria, dove le parole fungono da fragile appiglio ad una narrazione che si sofferma sulla fugacità del tempo e sul come tutto sia mutevole entro i confini del nostro ‘pianeta’.

Lo stesso Tuplin parla di una ‘tranquilla ribellione’ alla base delle nuove composizioni che non tradiscono quella sensazione di precario equilibrio che lo spingono dalle parti di un etereo alt-rock in chiave Tindersticks (Moon Song) o nel ‘decadentismo’ di casa The National (angelsad). Planet Heaven è però anche un luogo ipotetico, immerso in un’atmosfera low-fidelity in cui trovano spazio rumori esterni come scricchiolii di sedie o fruscii dalla strada.

Sfumature di colore si confondono a timbri cupi in una mescola che accorpa il Father John Misty più inafferrabile di Pure Comedy (Stranger in the Garden) e il King Creosote di I DES (The Planets Temporary). Un disco che, nell’accettare la propria natura autoriferita, galleggia sospeso rinunciando a qualsiasi ambizione di immediatezza e semplificazione.

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Discografia
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  • 1 Old House & The Waves
  • 2 Passing Through The Western Lagoon
  • 3 Late To The Party
  • 4 Pigeon Song
  • 5 angelsad
  • 6 Black Out {Interlude}
  • 7 Transformer
  • 8 The Planets Temporary
  • 9 Stranger in The Garden
  • 10 Moon Song
  • 11 A Cosmic Joke
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