Album

Event Beat

27 Marzo 2026 rock industrial experimental electronica

Al sesto album, gli Holy Fuck proseguono a ibridare indie rock sperimentale ed elettronica dal groove filo-house, prediligendo stavolta un approccio il più possibile “suonato”, con improvvisazione e apparato percussivo analogico in primo piano. Tuttora gradevoli come gli affini Suuns, magari non più capaci di impattare forte, specie rispetto a colleghi a denti serrati come i Mandy, Indiana, i quattro canadesi, ovverosia Brian Borcherdt, Matt “Punchy” McQuaid, Matt Schulz e Graham Walsh, hanno ideato questo nuovo lavoro nel ritiro rurale, un vecchio vizio, di un villaggio nella Nuova Scozia.

Rispetto agli antecedenti Congrats, che apriva a una forma-canzone maggiormente centrata sulle voci, e Deleter, che accentuava la componente psichedelica e forse anche le ambizioni con ospiti quali Alexis Taylor degli Hot Chip, Angus Andrew dei Liars e Nicholas Allbrook dei Pond, Event Beat sembra un ritorno alle origini e alla propria autonomia, che sguscia via bene sia negli episodi più tirati, come il singolo funky post-punk Evie o l’industrial dissonante di Czar o la dance martellante di Ice Box, sia in quegli più espansi e melodici, come Elevate e Gold Flakes, sino alla chiusura trance acustica della title track.

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