Album
HighSchool
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Riccardo Zagaglia
- 1 Novembre 2025
Un certo tipo di pubblico indie ha gli occhi puntati addosso agli australiani HighSchool già da qualche anno, da quando Lilli Trobbiani, Luke Scott e Rory Trobbiani pubblicarono il loro primo EP Forever at Last (2021). All’epoca parlavamo di “un mix di post-punk, indie-jangle pop e goth che probabilmente quindici anni prima avrebbe fatto sfracelli negli indie-club di mezzo mondo, ma che anche oggi risulta comunque fresco e trascinante”
Possiamo spendere le stesse parole per l’atteso omonimo album di debutto: HighSchool propone infatti dodici nuove tracce (alcune già pubblicate negli scorsi mesi) che rimarcano uno stile già ben perimetrato e a fuoco, supportato da una certa immediatezza che sicuramente aumenta l’appeal nei confronti del pubblico più giovane (così come l’attitudine da rockstars a metà strada tra poser e indie-sleaze 00s).
Come un Castlebeat che incontra gli Strokes (Dipped con intro alla Shine On degli House Of Love e ritornello rubato al Julian Casablancas dei tempi d’oro) o dei Radio Dept. che incontrano EKKSTACY (149 con quel chorus “One, two, three, let’s go, She’s a rockstar, she’s an icon” con inflessioni emo-rap), gli australiani danno il meglio sulle uptempo mentre faticano ancora a trovare la quadra compositiva sui brani più sbiasciati (Peter’s Room, American Aunty o Making Out at the Skatepark) che servono comunque a rendere il tutto più eterogeneo.
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