Album
L'eau par la soif
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Elena Raugei
- 11 Agosto 2020
Fuori il 6 luglio 2020 su etichetta Éditions Appærent, L’eau par la soif è il primo album di Feu St-Antoine, ovvero l’alias da solista del compositore, produttore e sound designer di Montreal, Pierre Guerineau del duo Essaie Pas, condiviso con la partner Marie Davidson. Il nome del nuovo progetto in proprio, sviluppato nel corso di vari anni, è preso dalla storico scoppio delle allucinazioni di massa nei villaggi francesi, poiché lo scopo è quello di una musica che possa «riflettere la soggettività della realtà, come costrutto sia personale sia sociopolitico»: ci muoviamo sul confine tra ciò che è noto e ciò che è sconosciuto.
Gli otto brani in programma possono del resto dirsi un’allucinazione di ambient psichedelica e sperimentazione maniacale, hardware e software sci-fi post-Philip K. Dick, soluzioni drammatiche tra classicità cinematica e darkness, parole e tracce di frasi impigliate nelle tessiture in prevalenza strumentali. Si va dall’intrigante avvio di Lisières e dal glaciale spoken vocoderizzato dell’areospaziale The Appærence, al sax di Alex Zhang Hungtai (Dirty Beaches) in Blues Pour Papa, dalla ipnotiche linee filo-industrial discendenti dagli anni 90 di Spazio Libero alle note di pianoforte di Non Grata, dai synth di L’eau par la soif alla partecipazione di Nick Rony nello storytelling dissonante e disturbante di Avale, sino all’estesa e trascendentale conclusione di Printemps, dove il campionamento di belati di pecora permette al futuro di incrociarsi con l’immaginario rurale di cui sopra, al mondo digitale di sovrapporsi ai fuochi di un’umanità ancestrale.
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