Album

El Magnifico

29 Marzo 2024 pop cantautori rock folk

Quattro anni dopo Monochrome to Colour, Ed Harcourt torna con un disco autoprodotto, pubblicato per la propria etichetta Deathless Recordings e registrato nei suoi studi Wolf Cabin, con i ritocchi finali affidati all’amico produttore Dave Izumi Lynch (The Magic Numbers, Billy Bragg, Natalie Imbruglia…).

El Magnifico, sedicesimo album a suo nome, mette in fila dodici canzoni strutturate sul pianoforte – il principale strumento di Harcourt – ma fastosamente arrangiate, sia in senso orchestrale che elettrico, in direzione quindi di un pop-rock ad alto tasso emotivo e atmosferico. Se spesso in passato la sua calligrafia è sembrata sovraccarica, l’ispirazione che attraversa tutte le tracce giustifica il senso di grandeur sonora e la vena spinta fino al limite del melodrammatico. In questo senso si potrebbe persino parlare di album della maturità, e pazienza se a 46 anni la maturità musicale dovrebbe essere già arrivata da un pezzo. Ma è lui stesso del resto a suggerire questa lettura:

Penso che come cantautore arrivi a un punto in cui sei consapevole del tuo passato e di ciò che hai fatto. È sapere quali sono i tuoi punti di forza e quali sono i tuoi punti deboli, ma anche sapere come migliorare te stesso facendo cose che non hai mai fatto prima
Ed Harcourt

Se la gravità cinematica di 1987 gioca a carte scoperte coi conti lasciati aperti dalla memoria, il languore baldanzoso di Strange Beauty, la filigrana romantica di The Violence Of The Rose e l’estro pop madreperlaceo di Into The Loving Arms Of Your Enemy fanno pensare a quello che potrebbero sfornare M. Ward e Rufus Wainwright qualora decidessero di unire le forze, con quell’impastare trame nostalgiche e struggimento senza rete. Quanto agli immancabili feat, Greg Dulli e Kathryn Williams impreziosiscono Broken Keys, nella quale emerge un piglio più scivoloso e segnatamente soul, mentre è più discreto ma assai a fuoco l’intervento della cantante Stevie Parker nella trepida The Dead Of The World. Tra i momenti più suggestivi della scaletta vanno segnalate la tremebonda Deathless – come potrebbero i Coldplay se venissero intossicati da un’irrequietezza Elliott Smith – e l’escursione in territori più rarefatti e oscuri di Ghost Ship, mentre la title track chiude i discorsi con una danza meditabonda tra umori tex-mex.

Bel disco, tra i migliori della discografia del cantautore inglese.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 1987
  • 2 Into The Loving Arms Of Your Enemy
  • 3 Broken Keys
  • 4 Strange Beauty
  • 5 The Violence Of The Rose
  • 6 Ghost Ship
  • 7 Deathless
  • 8 Anvils & Hammers
  • 9 My Heart Can’t Keep Up With My Mind
  • 10 At The Dead Of The World
  • 11 Seraphina
  • 12 El Magnifico
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