Album
Hell for a Basement
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Riccardo Zagaglia
- 16 Aprile 2026
A cavallo tra il 2023 e il 2024 i Willy Rodriguez avevano smosso un po’ di acque con l’album Wetdream, un lavoro – nel frattempo diventato un piccolo culto – perfettamente incanalato in un certo modo di intendere l’indie-rock decisamente internet-centrico.
Il progetto drug bug (ruotante attorno ad Alex, che dei WR era il leader) segue un po’ lo stesso filone: lo ha fatto prima con l’acerbo A Seasons End e lo fa ora con il più compiuto e complesso Hell for a Basement, un secondo album che non ha paura di mettere un brano di undici minuti in apertura (l’ottima titletrack) e di frullare in modalità gen-Z (caotica, densa e fluida) elementi classicamente indie, un certo tipo di slacker 90s e del suo revival da cameretta (Car Seat Headrest), stilemi emo, un tocco di Smiths ma anche elementi chamber e divagazioni progressive vicine alla scena Windmill (Star Sick, ad esempio). Un album probabilmente sopravvalutato all’interno delle community musicali ma che, ricalibrato per quello che davvero è, mette in mostra il talento compositiva e la libertà espressiva di un musicista tanto giovane quanto già incredibilmente maturo.
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