Album
Libres antes del final
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Elena Raugei
- 20 Marzo 2026
Nono album per l’artista francese Cécile Schott, in arte Colleen, Libres antes del final prosegue nella scelta di campo interamente strumentale già ripresa nel precedente, complesso ed eccellente Le jour et la nuit du réel del 2023, uno dei suoi migliori lavori assieme a Captain Of None del 2015, quest’ultimo se volete recuperare il periodo rivolto al flirt con una pur sperimentale forma-canzone.
Rispetto ai chiaroscuri del recente passato, adesso si cerca di schiarire le acque, tanto nel mood, focalizzato sul superamento di ogni forma di dolore non strettamente necessaria, quanto nei presupposti di partenza richiamati dalla foto di copertina, poiché le musiche – amplificate nella venue Casa Montjuic di Barcellona, dove Schott risiede da tempo – sono state influenzate dalla decisione, nell’aprile del 2024, di ricominciare a nuotare, nel mare, dopo molti anni di idrofobia. Ecco perché Libres antes del final è presentato come «un’ode al movimento, al corpo, all’acqua, all’urgenza; alla riparazione di vecchie ferite, al superamento dei blocchi personali e al ricominciare tutto da capo».
Non sorprende, allora, se i brani assumono un moto cristallino e ondulatorio, a partire dai balsamici arpeggi elettronici del primo estratto Antídoto, composti ed eseguiti con il synth Moog Matriarch, a dare così il cambio al Moog Grandmother usato tre anni fa. In una scaletta stavolta concisa, al servizio di una vera e propria piccola odissea peersonale-universale, Mis armas se habían caído al suelo introduce con morbidezza, Puertas de mi cuerpo restituisce la sfidante fisicità degli intenti, l’estesa Aguas abiertas rappresenta il piatto principale e la title track chiude in vibrante escalation.
Ho cominciato a considerare il percorso per imparare di nuovo a nuotare da adulta come una potente metafora di cosa significhi imparare a navigare nella vita di ogni singolo giorno, con ciascun passo successivo che sembra una vittoria personale e un traguardo, nell’ambiente instabile del mare, il suo disagio, i dubbi sulle proprie capacità e la realtà di dover affrontare i propri limiti. Sono rimasta particolarmente colpita dal fatto che ci ho messo molto più tempo per iniziare a nuotare a 5 cm da dove i miei piedi toccavano ancora terra rispetto a quanto mi ci è voluto per nuotare a 250 metri dalla riva. Potrebbe significare che tutto nella vita funziona in questo modo, che il primo piccolo passo è davvero il più difficile da fare?
Cécile Schott
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- 1 Mis armas se habían caído al suelo
- 2 Puertas de mi cuerpo
- 3 Antídoto
- 4 Aguas abiertas
- 5 Libres antes del final
