Album
Eternal Sunshine
-
Edoardo Bridda
- 11 Marzo 2024
Non tragga in inganno Yes, and?, il singolo lancio che la vedeva omaggiare la Madonna di Vogue e l’house music dei primi 90s. Eternal Sunshine di Ariana Grande è un album che fin dall’omaggio nel titolo à Gondry indaga la fine di una relazione amorosa (quella con Dalton Gomez) camminando su tappeti velluto porpora. La sua lingua è un r’n’b / soul contemporaneo abitato da un ormai riconoscibile registro, etereo, sognante, dosato in egual tra sensualità e vulnerabilità.
All’opposto di Weeknd che sugli stessi territori naviga tra (retro)futuismi e sanguinolenti alter ego, la popstar di origini abruzzesi-siciliane ha trovato la propria cifra su un bianchissimo (e autobiografico) distillato 90s/00s per modalità espressive e produzione (in tracklist anche una versione alternativa di yes, and? con Mariah Carey, da sempre lume tutelare assieme a Whitney Houston).
Positions e Thank u, Next giocavano sulla sessualità, qui ballad, una prosa semplificata e registri anche ansimati veicolano l’afflato emotivo. Brani come imperfect for you – con un’inedita chitarrina dream pop – di imperfetto hanno soltanto il titolo. E dentro forme tanto marmoree a risultare maggiormente immediati (e fors’anche riusciti) sono pezzi ritmati come la title track o ordinary things (che tra i feat. conta la nonna 98enne), più propriamente pop come supernatural con Troye Sivan, o disco come bye. Valida anche Don’t wanna break up again che è un po’ la risposta femminile a un analogo brano oos di Justin Timberlake.
Un disco indimenticabile? Non proprio. Una proiezione di forme in cui Ariana Grande comunica l’imperfezione …con la perfezione.
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