Album
Mutate
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Edoardo Bridda
- 19 Dicembre 2022
Se Phillip D Kick (Om Unit) si occupava di imbastardire e rinforzare vecchie tracce jungle con le poliritmie della footwork, ABADIR, al secolo Rami Abadir, produttore nato al Cairo, ha pensato di fare lo stesso con i ritmi Maqsoum. Da quegli esperimenti è nato Mutate, cinquantesima release sull’etichetta di Shangai SVBKVLT, che non solo si propone di creare ibridi di balandi e amen break ma anche di Jersey Club, Reggaeton e della stessa footwork.
Per Abadir non si tratta di decostruire ma di amalgamare e creare qualcosa di indistricabile dalle componenti iniziali. Un’equazione irreversibile, una reazione chimica, dice lui, proprio come quella che ascoltiamo fin da subito nei puntellati beat di Bass Belly, che fonde il sudafricano gqom con spezie egiziane, oppure Pyrolysis, che prende le cibernetiche ritmiche del giro SVBKVLT per cospargerle di percussioni che sono tanto egiziane quanto magrebine.
Rami Abadir è anche un sound designer e si sente: in cuffia gli effetti stereo e le finezze di produzione si sprecano, per un album che è dancefloor ready ma anche 16:9 compatibile, con una sua spazialità e campo visivo wide screen (vedi anche l’interludio El 3ataba). E il suo ibrido jungle? Si chiama Another One, ed è una traccia killer.
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