Vasco Brondi. Daniele Vicari dirige Elio Germano nel videoclip di “Chitarra Nera”
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Nicola Rakdej
- 8 Aprile 2021
Chitarra Nera è il primo singolo estratto in anteprima da Paesaggio dopo la battaglia, l’album di Vasco Brondi in uscita il 7 maggio 2021 via Cara Catastrofe. Registrato tra Milano, Ferrara e New York, e con la produzione di Taketo Gohara, Federico Dragogna e lo stesso Brondi, il disco segue il live Talismani per tempi incerti (2020), la raccolta 2008/2018 Tra la via Emilia e la Via Lattea (2018) e Terra (2017), il precedente album in studio del songwriter ferrarese, nonché ultimo capitolo a firma Le luci della centrale elettrica.
Dopo un lungo periodo senza toccare una chitarra mi sono rimesso a scrivere mentre il mondo che conoscevamo cambiava radicalmente. Ne è uscito un disco di racconti per voce e cori, per orchestra e sintetizzatori. In realtà adesso che l’ho registrato sto cercando di capirlo.
Vasco Brondi
Diretto da Daniele Vicari (La Nave Dolce, Diaz – Don’t Clean Up This Blood, Sole Cuore Amore), il videoclip di Chitarra Nera ha per protagonista Elio Germano. L’attore romano veste i panni di un individuo solitario ed errante, chiuso dentro sé stesso (le cuffie simboleggiano questa chiusura) e che si perde all’interno di un piccolo paese di montagna ricoperto dalla nebbia; l’uomo sembra voler “tenere fuori” ciò che lo circonda e, probabilmente, quella che è stata la sua vita fino a quel momento (una vita cittadina). Alla fine, davanti a un falò, riacquista il piacere del suono del mondo.
Quando ho scritto questa canzone ho pensato subito a Elio Germano. Ci siamo conosciuti una decina di anni fa per un progetto che poi non abbiamo ancora realizzato, ma ci siamo riconosciuti subito tra simili. L’altro sogno era coinvolgere Daniele Vicari, di cui avevo amato tra le altre cose “La Nave Dolce” e mi aveva stravolto “Diaz”. Daniele voleva girare il video a Collegiove, nel paesino ormai disabitato in provincia di Rieti in cui vive sua madre che ha l’unico bar/bottega del paese e in cui lui è cresciuto. Per me l’idea era semplicemente questo vagare fuori dalle leggi della città cercando le leggi dell’universo e ci siamo ritrovati tutti e tre in questa visione. Disadattati sia alla città che alla vita nei boschi. E sapevo che anche Elio come me appena può va nelle sue zone d’origine a camminare e ogni tanto si ferma e si accende un fuoco. Abbiamo passato una giornata nel paese e sulle colline attorno. Elio e Daniele aperti, magnetici e calmi. C’era una nuvola sotto di noi che piano piano è salita fino ad avvolgerci. Quindici persone nel bosco intorno a questa canzone così catartica, dentro una nuvola più grandi di noi.
Vasco Brondi.
Per un’introduzione a Le luci della centrale elettrica vi rimandiamo a un post dedicato.
