Finisce un'era nel mondo dell'editoria musicale italiana: Max Stèfani lascia Il Mucchio Selvaggio, rivista da lui fondata nel 1977 e di cui è sempre stato lo storico direttore. Un colpo di scena per il quale in realtà non sono mancate le avvisaglie. Da anni infatti Stèfani accennava alle divergenze e dissapori sorti in redazione in merito alla linea editoriale, soprattutto dopo il ritorno alla periodicità mensile nel gennaio del 2005, quando da rivista eminentemente pop-rock divenne un vero e proprio magazine mutliculturale, con ampie sezioni riguardanti "cinema, libri, politica e attualità". Una scelta evidentemente mai digerita dai collaboratori storici e infine sfociata in una rottura: "Abbiamo visioni distanti e lo scontro è stato inevitabile", sostiene Stèfani, "il giornale che ho in mente io va da una parte, quello loro da un'altra. Credo che se un gruppo di persone si reputa migliore del sottoscritto e faccia tanto per raggiungere il potere, debba poi anche prendersi le responsabilità di un eventuale fallimento".
Quanto alle prospettive future, è lecito ipotizzare che la musica torni ad occupare il tradizionale ruolo preponderante, sotto la direzione dell'ex-redattore capo Daniela Federico e potendo contare sull'esperienza di firme storiche come Federico Guglielmi e John Vignola. Il sottoscritto non può nascondere un particolare coinvolgimento emotivo, figurando tra i collaboratori del Mucchio da un decennio, anche se con pochissimi contributi dalla fatidica svolta del 2005. Personalmente ho sempre nutrito un misto di rispetto e insofferenza per la linea imposta da Stèfani. Spesso gli articoli di approfondimento politico si rivelavano velleitari, ma è pur vero che negli anni sono stati affrontati argomenti "scomodi" – penso all'inchiesta sull'Arci o a quella recente su Casa Pound – che difficilmente avrebbero trovato cittadinanza in altre pubblicazioni. Rischiamo quindi di perdere un elemento di rottura importante nel gioco a somma zero delle polarizzazioni contrapposte, con la stampa di "destra" e di "sinistra" impegnata a recitare un antagonismo di facciata che finisce col censurare fatti con spirito bipartisan.
Tuttavia, in quel Mucchio il rock spesso ha fatto la figura dell'intruso, quasi fosse elemento sempre più accidentale, il pretesto per mantenere una ragione sociale ormai mutata col mutare dell'identità. Perciò mi consolo con un doppio auspicio: che il Mucchio prosegua recuperando la sua vocazione originale, e che Stèfani trovi l'energia e l'intraprendenza – so che non gli mancano – per regalarci un'altra delle sue creature "selvagge". Ad entrambi, per quel che vale, vada il mio in bocca al lupo. Ed un ringraziamento per quanto di buono fatto in tutti questi anni…