Libro
Il nuovo libro fotografico dedicato a David Bowie: ICON
-
Matteo Tonolli
- 29 Settembre 2020
I re-invented my image so many times that I’m in denial that I was originally an overweight Korean woman
David Bowie
Pubblicato il 28 settembre 2020 per il mercato internazionale ICON viene annunciato come il libro fotografico definitivo su David Bowie. Autore e performer talentuoso e mai scontato, artista poliedrico, raffinato e bizzarro allo stesso tempo; precursore di nuove mode e in grado di sintetizzare nelle sue opere i più disparati interessi, ispirazioni e fascinazioni, non solo musicali. La sua fortuna e maledizione è stata quella di firmare alcuni dei dischi miliari del rock anni ‘70. Gran parte della produzione successiva è risultata meno mainstream, non tanto per gli inevitabili alti e bassi, piuttosto perché creata in contesti completamente nuovi, con modalità più sottili e ricercate, meno indirizzate (quantomeno nelle intenzioni) verso i gusti del pubblico.
Anche l’attenzione della critica e dei fan più comuni ha continuato a ricadere sulle solite immagini – per quanto notevoli – dei suoi più famosi alter-ego: tra tutti Ziggy Stardust, Aladdin Sane e il Thin White Duke. Nel nuovo millennio, qualche anno prima di ascendere verso l’universo sotto forma di una stella nera, Bowie aveva fatto tabula rasa di se stesso, eclissandosi dalle scene ma innescando – sulla lunga durata – un rinnovato interesse, deflagrato negli ultimi due album e in particolare attraverso Blackstar, il capolavoro finale. La mostra campione di incassi David Bowie Is ha fatto il resto, immolando la figura del cantante tra le stanze dei musei di tutto il mondo, inaugurata nel 2013 presso il Victoria & Albert Museum di Londra e chiusa nel 2018 al Brooklyn Museum di New York.

In passato la Iconic Images – una delle più importanti agenzie fotografiche britanniche – aveva già collaborato con la publishing company americana ACC Art Books per progetti editoriali dedicati proprio a David Robert Jones. Si trattava sempre però di singole monografie. Questa volta invece vengono raccolte sotto la stessa copertina gli scatti di 25 diversi fotografi, alcuni presenti da anni nell’archivio inglese (Cummins, De Villeneuve, Norman Parkinson e l’ancora compianto Terry O’Neill), altre talentuose firme di recente acquisizione (Klinko), più alcuni imprescindibili nomi per arricchire la presente collezione (Sukita, Rock, Kent, Schapiro, Denis O’Regan).
Il grande formato di questo prezioso e pesante volume, più l’alta qualità di stampa, ne fanno una formidabile, seppur non esaustiva, sintesi visiva che abbraccia 50 anni di invidiabile carriera. Si parte con le istantanee professionali di Gerald Fearnley, scoperte solo recentemente e risalenti al 1967, quando il futuro marziano del rock era appena un ventenne alle prese con le registrazioni del suo primissimo e omonimo album. Eppure egli qui si manifesta già in pose ardite e inconsuete, un make up sorprendente e una geniale weirdness solo apparentemente sregolata. Bowie esercitò un’attrazione irresistibile per uno sterminato elenco di fotografi. Il soggetto ideale per versatilità, atteggiamento, attitudine e aliena bellezza. Imprevedibile e mai uguale a se stesso ma sempre riconoscibile. L’uomo dai mille volti che vendette, declinò e trasfigurò la propria immagine attraverso centinaia di obiettivi fotografici su diversissimi formati e supporti. Copertine di album e singoli (dal vinile fino a sopravvivere nello streaming digitale), riviste, shooting creati ad hoc, progetti paralleli, performance cinematografiche e teatrali. Un’esplosione esponenziale di visioni dello stesso soggetto, difficilmente collezionabili e al giorno d’oggi inesorabilmente disperse nel pozzo caotico della Rete.
In Icon le foto sono suddivise per fotografi, in rigoroso ordine cronologico, tuttavia queste sessioni che registravano le sorprendenti e distinte fasi dell’artista, popolate dai suoi Doppelgänger, finiscono per sovrapporsi, sfumando i confini e inducendo il fruitore a cadere in un piacevole corto circuito temporale. Il timore di rivedere le “solite vecchie immagini” viene allontanato dalla dilatazione dei confini d’archivio dei nomi più celebri. Sia la perfezione monocromatica e multicolor di Masayoshi Sukita (Londra 1972 e Tokyo 1977) che il talento documentaristico di Mick Rock (Ziggy Stardust dentro e fuori dai tour) si spingono fino agli anni ‘90 e 2000, presentandoci David nei panni affascinanti di se stesso, sobrio e privo di maschere. L’assenza delle sessioni con Duffy (un vero peccato!) è resa meno bruciante dagli storici e altrettanto iconici scatti di Justin De Villeneuve e Steve Schapiro. Questo libro documenta l’avvenenza di Bowie nei confronti della pellicola fotografica, esaltata per esempio dall’elegantissimo bianco e nero di Andrew Kent. Impossibile non ammirare ad esempio il Thin White Duke senza il suo completo di ordinanza: addosso un kimono, intento a rifarsi il trucco allo specchio, tra le ombre e le luci della stanza di un hotel parigino. Sullo sfondo una bottiglia di champagne e un enorme vaso di narcisi e orchidee. L’amico di infanzia (e corista durante i Seventies) Geoff MacCormack completa il quadro d’insieme sull’epoca d’oro del rock con i suoi notevoli contributi dal set di The Man Who Fell To Earth.
Gli anni ’80 vengono sorprendentemente documentati con maggiore generosità del previsto: Chalkie Davies e Greg Gorman si muovono tra il set del videoclip Absolute Beginners e le immagini promozionali per Let’s Dance, Tonight e Never Let Me Down, dischi meno brillanti ma animati dalla presenza peculiare del loro protagonista. Per i completisti non mancano ripetute testimonianze del periodo Tin Machine o del Sound and Vision Tour, mentre la rinascita artistica è tradotta intensamente attraverso i super-obiettivi di Gavin Evans (Outside) e Markus Klinko (Heathen): un Bowie immortalato in modalità iperrealista. Una vera gioia per gli occhi. Il valore aggiunto a tutto questo sono i nomi di fotografi meno celebri, ma che aiutano a fornire un contorno più preciso, seppur sempre sfuggente, di questo mirabile mostro. Finalmente viene dato il giusto risalto e spazio a Ray Stevenson, mentre Barry Schultz e Janet Macoska archiviano la loro versione delle esibizioni dal vivo e gli incontri ufficiali con la stampa.
Reporter come Philippe Auliac e Brian Aris, che nella loro carriera hanno lavorato a profusione per magazine internazionali, sono immancabili per i fan dal cuore più puro. Alcuni sussulti imprevisti derivano da scatti inediti o molto rari, apparsi solo su formato digitale. È il caso di John Scarisbrick, del quale vengono presentate per la prima volta (emerse solo parzialmente pochi mesi fa sul primo numero della nuova rivista inglese DEK) le fatiche rivolte a cogliere l’esagerato entusiasmo del suo ipertrofico committente, mentre vestiva i panni degli svariati e improbabili personaggi di 1.Outside (una quattordicenne sul punto di essere assassinata, il detective che indaga sull’omicidio artistico-rituale e i principali sospettati… tutti di diverse etnie, età e sesso), all’interno della cornice narrativa dell’album, proiettata 5 anni nel futuro. O ancora gli scatti del 1997 di Fernando Aceves in occasione dell’arrivo di Bowie in Mexico City, immortalato mentre si muove con curiosità tra le piramidi azteche e i musei della città. Ciascun contributo è arricchito da preziose testimonianze scritte: ricordi, aneddoti, curiosità e nostalgia, gli stessi ingredienti della commovente prefazione da parte del pittore e amico di infanzia George Underwood.
Si accennava prima all’esaustività dell’apparato fotografico. Un grosso guaio con Bowie. Solo per gli anni ‘90 vengono in mente almeno un’altra dozzina (minimo) di artisti che lo hanno virtuosamente ritratto, in una rara fusione di talenti che ha dato origine a inedite e inaspettate alchimie. Sarà magari l’occasione per altre uscite o per un secondo capitolo di questo notevole Icon, del quale vengono messe in vendita anche alcune copie deluxe non proprio economiche a tiratura limitata, dentro un box e con litografie certificate. Un punto di partenza dunque, più che uno di arrivo. Per il momento possiamo ringraziare i curatori del libro. Una raccolta di questa portata, con foto inedite, contact sheet riprodotte in formato gigante e mirabili istantanee, costituisce il perfetto completamento alla discografia del più abile spacciatore della propria immagine che la musica pop-rock abbia mai conosciuto.
