Valerio Cosi
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sentireascoltare
- 27 Novembre 2012
Nato e cresciuto ai confini della periferia del “rock” – Taranto, Puglia, Italia – Valerio Cosi è un multistrumentista dalla formazione classica e uno sperimentatore sonoro fattosi notare sin dalla giovane età per la capacità creativa e rielaborativa di molte delle dinamiche sottese ai mondi kraut & kosmische, ambient e psych, weird folk e free-jazz.
Notevole la mole di lavori affidata a molte delle etichette underground più stimate del panorama nazionale e internazionale – Palustre e Foxglove, Porter e Students Of Decay, Ruralfaune e Digitalism, ecc. – così come numerose le collaborazioni col conterraneo Fabio Orsi, coi My Cat Is An Alien, Vanessa Rossetto, Jukka Reverberi, Alex Cobb di Taiga Remains, ecc., da cui emerge la volontà di tessere, come una tela di ragno, rapporti e collaborazioni tra mondi sonori anche in apparenza distanti. Questa attitudine, questo sistema di pensiero è ben descritto dallo stesso Cosi nella intervista che ci rilasciò molti anni addietro, ormai: «Le uniche cose che aiutino a fare i conti con il passato oggi e che riescano a creare notevoli traiettorie in un paesaggio musicale fin troppo fitto di suoni e musicisti sono l’ironia compositiva, una personalità artistica che sappia rielaborare sapientemente la mole di suoni che ci circonda nel modo più creativo e “nuovo” possibile, lo sforzo mentale e la volontà decisa di svincolarsi dai luoghi comuni».
E i conti con il passato, rivisto, ripensato, rielaborato, Cosi continua a farli anche nell’ultimo lavoro edito dalla personale Dreamsheep: Plays Popol Vuh è, sin dal titolo, un omaggio “non” deferente ai maestri tedeschi ed in cui Cosi mette in evidenza le proprie capacità di sintesi di un processo compositivo, più che un banale omaggio ad uno dei gruppi faro della propria costellazione.
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