Lucas Santtana
-
Christian Panzano
- 9 Gennaio 2013
Lanciato in patria da padri putativi quali Gilberto Gil e Caetano Veloso, meritevoli non solo di averlo pescato col flauto magico in bocca fra carri e bar autoctoni, ma di averlo invitato nel 1993 al tour di lancio del loro album Tropicalia 2, Lucas Santtana, classe 1970, originario di Bahia, può attualmente definirsi un vero scout del suono pop dall’indole global. Influenzato come tanti suoi colleghi da tropicalia, psichedelia e samba, inizia la sua carriera solista nel 2000 con Electro Ben Dodo, album prodotto da Chico Neves e missato al Real World studio di Peter Gabriel. Un lavoro di contatto fra vecchio e nuovo, dove il Brasile e la sua storia fanno un attimo capolino e riconsiderano le nuove leve dell’avvenire.
Disco lodato in patria e parimenti all’estero, tanto che il New York Times lo rubrica fra i 10 migliori lavori indipendenti di quell’anno. Negli ultimi tempi Santtana ha ritenuto bene di codificare il suo amore per la sperimentazione elettroacustica, per l’elettronica e per certe finezze lounge/dub già sussurrate in passato, andando così a tessere un particolare filo d’Arianna che lo definisce ancora non del tutto. Riesce con calma ad ottenere un buon riscontro di critica e pubblico tra il 2009 e il 2012 con album quali Sem Nostalgia e O Deus Que Devasta Mas Também Cura. Sobre Noites e dias, suo ultimo lavoro in studio, esce per la francese No Format!
