Kim Ann Foxman

Kim Ann Foxman: la faccia sbarazzina della house americana anni ‘10. Quella che ti buca il cuore con lo sguardo perennemente innocente, con la malizia di una Lolita contemporanea troppo androgina, e per questo conforme come non mai ai nostri tempi liquidi. Il suo aspetto incarna la lascivia della house, la sua musica propone un movimento sensuale che si incarna nei bassi da club e ricalca le mosse di Nina Kraviz o Deniz Kurtel: due DJ che si sono fatte notare con la loro house notturna e femminea.

Nativa delle Hawaii, nel 1991 Kim vince un premio di bellezza (“Miss Teen Filipina Hawaii”), ma lascia ben presto la promettente carriera di modella per l’R&B e la house: due generi che condividono un ricordo dell’anima nera da lacrime. Il sacrificio, la poesia, in una parola: soul. Riguardo ai primi ascolti, la ragazza dice di essere stata influenzata dalle band eurodance anni Novanta come Technotronic e Snap! e dal sound dei Future Sound Of London, insieme a classici house come Frankie Knuckles e a dive del pop come Janet Jackson. Inizia a suonare dischi a San Francisco negli anni Novanta, ma ben presto si trasferisce a New York, dove trova lavoro al locale gay friendly The Hole. Qui conosce Andy Butler e inizia ben presto a stare dietro la consolle insieme al futuro leader degli Hercules And Love Affair. Kim canta nel debutto omonimo (Hercules And Love Affair) del 2008 e partecipa anche al successivo Blue Songs (2011), consolidando l’amore per la house e facendosi le ossa sui palchi di mezzo mondo a professare il verbo.

Con Butler pubblica poi nel 2010 (su Mr. Intl) il singolo Creature/What You Need: pura deep house da sballo con beat a frequenze rilassate. Nel 2011 aumenta il tiro con il featuring retrò in A Saturday In November di KiNK & Neville Watson. L’anno successivo inizia a farsi conoscere con vari remix nel giro house: remixa in fissa estatico-deep Jalousies and Jalousies degli Opiates (duo electro formato da Billie Ray Martin e Robert Solheim), How do you feel? di Max Essa con visioni nerissime in echo chamber Detroit, River Seine degli International in smascellamenti robot electronici che ricordano il suo passato newyorchese, e aumenta la temperatura anche con mix e podcast su riviste e siti del settore (Mixmag, The Fader due dei tanti). Sempre nel 2012 è da ricordare la collaborazione con Layo&Bushwacka! nel singolo Can’t Hurt You e il singolo sulla label culto inglese Needwant, Return It, di cui verrà prodotto un memorabile video con atmosfere 90s (la direzione artistica è dell’artista e designer Silvia Prada)

Nel 2013 è la volta della rivisitazione di Sunset degli xx, tassello di prestigio in sintonia con le sue corde, che si aggiunge alla doppia residence al Pacha e al Destino di Ibiza, per poi passare qualche disco pure al Panorama Bar di Berlino e al Fabric londinese. Kim collabora poi con Maya Jane Coles (altra femme fatale da tener d’occhio per originalità e spinta propositiva) cantando nel pezzo Burning Bright sull’album Comfort della musicista londinese, con Ron Jason sull’EP di deep house Dream Project, e infine con i Soul Clap nell’EP patinato Heidi Presents Jackathon Jams.

Nel 2014 fonda l’etichetta personale Firehouse Records, su cui a novembre pubblica il singolo It’s All About You / Steal My Secrets, due pezzi che rivelano la sua eccellente capacità di arrangiatrice, mescolata a una voce angelica, atmosfere che sanno pescare le distorsioni acide di Detroit e l’eredità della grande mela house. Sono queste le due caratteristiche del percorso artistico della Foxman, che non ha per fortuna ancora contaminato con inutili orpelli: la musica piantata nella tradizione NY, con bassi leggeri (in questo sta anche tutta la sua femminilità) che punta su melodia e ritmo ballabile, e non da meno una voce bianchissima e lieve, con un’estensione non troppo ampia, quasi intima. Difficile non innamorarsene.

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