Steve Roach

Nel sovraffollato insieme dei compositori elettronici associati al sottogenere ambient, lo statunitense Steve Roach è tra i maestri indiscussi della seconda generazione, quella cioè sviluppatasi negli eighties, decennio successivo ai seventies in cui avvenne la teorizzazione “ambientale” a opera di Brian Eno. Musicista prolifico e solo occasionalmente prolisso, egli è responsabile di una manciata di album imprescindibili, in veste solista o in collaborazione con musicisti di miscellanea provenienza geografica, tra i quali ricordiamo Structures from silence (1984), Dreamtime return (’88) e Soma (’92, insieme a Robert Rich), pervenendo a un sound che sviluppa il quartomondismo di Eno e Jon Hassell mediante un ibrido misticheggiante di elettroacustica dalle reminescenze etniche.

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