All About The Human Touch. Intervista a Dario Zenker e Andrea di Ilian Tape
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Alessia Zinnari
- 6 Agosto 2015
Ilian Tape è una di quelle etichette che non hanno bisogno di presentazioni. Radicata nel panorama underground di Monaco, è stata fondata nel 2007 dai due fratelli Marco e Dario, meglio conosciuti come Zenker Brothers. Nel roster della label sono inclusi artisti provenienti da tutto il mondo, e una delle caratteristiche fondamentali dell’etichetta è il suo approccio a conduzione familiare. Il sound Ilian Tape è conosciuto per la sua flessibilità: si parla di una techno da dancefloor, che spesso si intreccia con house e altre contaminazioni. La parola chiave è human touch: la produzione pulita e senza errore non è importante, quello che conta è il tocco d’artista, il cuore. Nonostante il motto della label sia We don’t care about the hype, we just do what we love!, l’Ilian Tape si sta aprendo ogni anno di più a panorami internazionali, e l’anno scorso si è guadagnata il secondo posto nella classifica Resident Advisor “Top 20 Labels of 2014”. Fanno parte delle Ilian Tape troops due ragazzi che innalzano il profilo techno italiano a livello mondiale: Stenny & Andrea, i cui Hagale (2015) e Space Forma (2014) sono finiti nel mirino dei nomi più interessanti della scena, ricevendo feeback più che positivi.
Qualche tempo fa abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Andrea e Dario Zenker in occasione della Ilian Tape Label Night organizzata dalla crew Animal Farm allo storico Sub Club di Glasgow. Abbiamo incontrato Andrea sotto la pioggia (un po’ come se ci fossimo visti a Torino, la sua città d’origine), e dopo aver fatto tappa obbligata al record store Rubadub, ci siamo seduti a parlare di scena musicale e scelte di vita. Più tardi, abbiamo incontrato Dario in hotel e la conversazione si è fatta davvero interessante.
ANDREA
Andrea, perché non inizi col raccontarci come è andato il tuo ultimo set a Berlino? Il 2 maggio hai suonato al Berghain per la prima volta. Come ti ha accolto il pubblico? Ti sei divertito?
È stata assolutamente un’esperienza positiva. Ero stato al Berghain altre volte da spettatore, ma ero impreparato ad essere dall’altra parte – il che mi ha di certo dato una botta di adrenalina. Considera che il mio live set è stato alle nove del mattino: questo significa che prima ho riposato e poi sono andato a suonare. Quando sono arrivato lì ero in quella fase di dormiveglia dove non capisci se stai sognando o meno: una sensazione surreale che mi sono portato dietro per tutto il set. Il pubblico l’ho trovato attentissimo e stimolante, ed essere contattato anche a giorni di distanza dall’esibizione per ricevere complimenti è una sensazione impagabile.
Passiamo al tuo ultimo EP: nella pagina dedicata a Space Forma – sul sito web di Ilian Tape – figurano una serie di commenti da parte di nomi della scena elettronica mondiale che definirei “illustri”. Ti cito, ad esempio, Ben UFO, Martyn, Answer Code Request, Objekt, Etapp Kyle. Che effetto ti ha fatto ricevere feedback così positivi da artisti di questo calibro?
Sono davvero soddisfatto per come è stato accolto Space Forma, e questo comprende ovviamente i commenti positivi da parte di chi stimo, come gli artisti che hai citato. Con alcuni di loro sono anche in contatto, e di certo sapere che girano con il mio disco in borsa non è che un incentivo ad andare avanti e fare sempre meglio.
Raccontami invece dell’incontro tra te e gli Zenker Brothers. Dove e come è nata questa storia d’amore?
Correva l’anno 2011, Dario e Marco sono venuti a Torino per esibirsi al Dr Sax. Io ero fan del loro sound, e si dà il caso che in quell’occasione suonasse anche Stenny, con cui eravamo sia amici che collaboratori già allora. È stato tutto molto naturale; con Dario abbiamo cominciato a parlare e ci siamo trovati subito sulla stessa lunghezza d’onda – sia musicalmente che umanamente – e abbiamo passato la serata insieme. Dopodiché gli ho mandato materiale, che gli è piaciuto, e da lì è partita una collaborazione sia con me che con Stenny, che dura ancora adesso e che è stata la chiave del nostro ingresso nel panorama techno internazionale.
Le tue uscite, nel corso di questi due anni, sono rimaste fedeli al marchio Ilian Tape. Ritieni che questa collaborazione esclusiva e a lungo termine contribuisca positivamente alle tue produzioni?
Assolutamente sì: devo moltissimo al fatto di lavorare a contatto con Dario e Marco. Mi sento di fare parte di una famiglia, e questo si riflette nelle produzioni. Quando stavo lavorando a Space Forma avevo accumulato una quantità di materiale sorprendente, ed è stato Dario che, una volta ricevuto tutto, ha selezionato le tracce che secondo lui erano pronte per una release. Non ha sbagliato un colpo, dimostrando che sa fare bene il suo lavoro. Questo tipo di team-work, unito al fatto che ormai si è sviluppato un rapporto di vera e propria amicizia, rende Ilian Tape sia la mia casa, che il mio ufficio ideale.
Passiamo alla tua formazione musicale. Con che ascolti sei cresciuto e come è maturato il tuo sound durante gli anni? Space Forma, ad esempio, è in linea con l’immersive techno di casa Ilian Tape, ma ci sono anche echi di Detroit e degli anni ‘90, dico bene?
Dici bene: Detroit mi ha sempre affascinato, sia architettonicamente che a livello di scena musicale. Sono cresciuto a Torino, città che ritengo simile a Detroit perché anch’essa grigia e basata su un’ex industria dell’automobile. La scena techno post-industriale di Detroit unita ai suoi scenari da città fantasma ha grande presa sulla mia estetica e mi ispiro costantemente a questo tipo di architettura. Per il resto, grazie all’influenza musicale di generi che ho sempre ascoltato da quando ero più piccolo, come ad esempio reggae, drum and bass e breakbeat, e grazie alla scuola di Ultrasuoni – un record store storico a Torino – sono riuscito a creare un suono in cui sono rintracciabili tutte queste influenze.
Hai menzionato Torino, la città in cui sei nato e in cui vivi tutt’ora. Che opinione hai del capoluogo piemontese e come valuti la sua scena underground?
Torino è magica, nessuno può negarlo. A prescindere dal fatto che è stata da sempre collegata all’esoterismo, è chiaro come ci sia un’energia particolare nelle sue strade. Il suo animo più operaio unito alla regalità del centro crea dei contrasti interessanti, che mi hanno sempre ispirato. Sono molto contento di essere cresciuto a Torino e, come ti dicevo prima, insieme a Detroit è il setting della musica che produco. La scena underground è particolarmente attiva, ci sono proposte molto interessanti e diverse organizzazioni che lavorano con molto impegno. Per citarne una, giusto lo scorso gennaio sono stato invitato a suonare dai ragazzi torinesi di Dies Irae, che quest’anno hanno proposto serate techno con diversi ospiti, sia italiani che stranieri. Per quanto riguarda la “movida’” ammetto di esserci dentro fino ad un certo punto, nel senso che vi partecipo da fruitore ma non mi interessa farne parte attivamente. So cosa c’è in giro e so che la città offre molto – basti pensare al Club to Club o ai locali di San Salvario, al Samo e al Bunker. Tutto questo rende Torino più paragonabile alle capitali europee rispetto ad altre città italiane, con l’eccezione forse di Milano. Il Terraforma è un altro esempio di festival in linea con i miei gusti, assolutamente da tenere d’occhio.
Quindi non hai intenzione di spostarti da Torino, come ha da poco fatto Stenny, per raggiungere la base operativa a Monaco?
In realtà lo sto valutando. Non penso per forza a Monaco, ma in generale a cambiare ambiente. Berlino, ad esempio, sarebbe un’opzione interessante tra le tante città europee che mi affascinano. Vorrei però avere delle sicurezze, prima di farlo. Si tratta di un passo importante, e avendo comunque un buon equilibrio nella mia città non vorrei fare mosse troppo avventate.
E invece come prendi il fatto di essere – almeno per ora – più conosciuto e apprezzato all’estero che non nel tuo paese d’origine? Ritieni che sia una cosa “normale” e da prendere col sorriso, o che ci siano riflessioni più profonde da fare al riguardo?
È una cosa a cui di sicuro faccio caso, ma non ti nascondo che non mi stupisce affatto. Adesso in Italia si stanno accorgendo di noi – io e Stenny quest’anno abbiamo suonato ad un paio di serate tra Torino e Bologna e ci sono altre richieste interessanti per i prossimi mesi. Probabilmente con quest’apertura verso la techno a livello mondiale, ci sarà sempre più interesse nei nostri confronti anche in Italia.
A proposito di techno e diffusione del genere: senti che l’attenzione sempre maggiore riservata alla scena techno possa avere un qualche tipo di influenza sulla tua musica? Mi spiego meglio: adesso che ascoltare techno è cool, ti senti più motivato a variare le tue produzioni future per evitare l’hype?
La musica che creo non può essere definita come prettamente techno, perché come ti dicevo le influenze sono molte e varie. E in ogni caso no: quando produco seguo il mio gusto personale e non mi importa molto di quello che succede attorno. Una cosa che mi interessa è però fare muovere la gente durante il live. Fare set prettamente d’ascolto o troppo “ricercati” non è nel mio stile, voglio che il pubblico si senta coinvolto e che la dancefloor venga sfruttata appieno.
Concedimi la chiusura di rito: progetti per il futuro?
Sto lavorando costantemente a musica nuova e dovrei completare presto il mio nuovo 12” per Ilian Tape, che potrebbe uscire entro la fine dell’anno.
https://youtu.be/kPFDQEXp2x4DARIO ZENKER
Ciao Dario. Quando, di recente, Resident Advisor ha intervistato te e tuo fratello Marco, avete dichiarato che il trucco non sta tanto «nelle produzioni impeccabili, quanto nel tocco umano nella musica». Cosa intendi per “tocco umano”? Significa forse che per voi è più una questione di etica che di estetica?
Per tocco umano intendiamo innanzitutto che siamo sempre in cerca di artisti che abbiano un sound personale. E poi che l’errore, che capita specialmente quando fai musica con i sintetizzatori, è ciò che rende il pezzo più interessante. Il succo è che a noi non importa come fai musica, è quello che viene fuori che conta.
Sia tu, che Marco, che gli artisti di Ilian Tape descrivete l’etichetta come una grande famiglia. Fino a che punto tutto questo influenza le vostre collaborazioni? Pensi che sia importante costruire relazioni forti con gli altri artisti, per lavorare bene a produzioni musicali?
Sicuramente il processo creativo non si ferma mai, ed essendo un gruppo di artisti con visioni comuni, ci ispiriamo sempre a vicenda. Siamo amici, usciamo insieme… e ciò ovviamente influenza il tutto.
Il 31 marzo Nina Kraviz ha postato su Facebook questo status: «dopo aver consultato il mio radar sonico del momento, sono arrivata alla conclusione che gli italiani stanno decisamente spaccando, dalla disco alla techno». Anche Powell, in un’intervista a DUMMY, parlando della scena londinese, ha dichiarato: «tutti sanno che la scena musicale a Londra fa abbastanza schifo. C’è troppo di tutto. Quando suoni in posti come Torino, c’è solo quella serata in due mesi e ci vanno tutti. C’è un senso di comunità». Detto ciò, qual è la tua opinione della scena elettronica italiana?
Non suoniamo molto spesso in Italia, ma quando lo facciamo mi diverto sempre. Gli italiani hanno molta passione per la musica, e il più delle volte partecipano intensamente e con entusiasmo alle serate. Parlando di produzioni, l’Italia ha un passato importante nella techno – penso ai suoni della Napoli anni ’90, con nomi come Marco Carola, Gaetano Parisio e Rino Cerrone, che hanno prodotto pezzi fantastici che passiamo ancora oggi.
Cosa mi dici invece della scena techno underground di Monaco? Ti sentiresti di dire che Ilian Tape rappresenti in qualche modo “il sound di Monaco”?
Ilian Tape sicuramente suonerebbe diversamente, se non vivessimo a Monaco. Anche se non tutti gli artisti dell’etichetta sono di Monaco, il modo in cui la gestiamo e il nostro stile di vita sono molto influenzati dalla città. Quindi direi di sì, se si parla di techno, per noi Ilian Tape è il sound di Monaco.
Adesso parliamo del tuo, di sound. Pensi che il tuo stile sia cambiato durante gli anni seguendo il tuo gusto e la tua crescita personale, o pensi che sia stata più un’evoluzione in simbiosi con il sound Ilian Tape?
Fare musica è un processo che dura tutta la vita, e se penso a quando ho inziato, a 18 anni, ero un ragazzino. Quindi direi che per chiunque il suono cambia di anno in anno, così come cresce la tua personalità, che viene influenzata dalle esperienze che fai. Mi piace ascoltare alcune delle mie vecchie produzioni, e ricordarmi com’erano le cose allora. In generale, lo trovo un processo emozionante!
È già stata una grande annata per Ilian Tape, con feeback ottimi per Immersion (Zenker Brothers) e Hagale (Stenny). Cosa state pianificando entro la fine dell’anno?
Uscirà un mio solo album, uno di Andrea, e stiamo anche lavorando ad una compilation. Stiamo inoltre pianificando un paio di nuove uscite per le ITX Series.
Grazie a: Darren Quail, Dom Geraci, Andrea.


