Album

Take Me Back to Eden

19 Maggio 2023 pop alt rnb metal postmetal

Se c’è un nome che ha tenuto banco in ambito metal&dintorni nella prima parte del 2023 è stato senza dubbio quello dei Sleep Token, misteriosa formazione inglese guidata da Vessel (gli altri componenti attualmente sono semplicemente II e i turnisti III e IV). Il merito del momento virale va dato ai singoli The Summoning e Chokehold pubblicati ad inizio gennaio e capaci in una manciata di giorni di catturare l’attenzione per l’originale blend stilistico e per il potenziale trasversale, chiaramente divisivo.

Il terzo album Take Me Back to Eden difatti ha il pregio/difetto di aumentare sensibilmente sia la quota “ambizione” sia la quota “pop” di una proposta che dal precedente This Place Will Become Your Tomb ha preso una direzione più definita. Gli Sleep Token infatti si muovono in una zona d’ombra in cui il metal più cervellotico (djent/art/post) spalanca le porte al pop rock misto r&b da stadio, quello più anthemico e plastificato. Una zona d’ombra (giustamente?) poco battuta e in quanto tale in grado di rendere gli inglesi un unicum del panorama mondiale.

Si prenda Chokehold, cosa è se non un brano degli Imagine Dragons (o se vogliamo essere meno cattivi, di Hozier) con qualche riff metal? Anche la più articolata (e apprezzabile) The Summoning, fra partiture prog, momenti djent e riff ribassati non può fare a meno che concedersi in chorus adatti a spot televisivi. Ed è forse lì che Vessel e compagni vogliono arrivare, altrimenti non si spiegherebbero brani come DYWTYLM, Aqua Regia o Granite, praticamente indistinguibili – se non fosse per qualche “tecnicisimo” da metallaro ben nascosto – da un Bastille di turno. Vedremo se il rock moderno (ri)partirà da qui o se invece gli Sleep Token rimarranno solamente un ennesimo caso di hate it or love it.

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