Album
La città del disordine. Storie di vita dal Manicomio San Lazzaro
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Beatrice Pagni
- 4 Maggio 2021
In uscita il 7 maggio 2021, La città del disordine. Storie di vita dal Manicomio San Lazzaro è il nuovo album del musicista Nicola Manzan (già Bologna Violenta, Ronin e Torso Virile Colossale), nell’ambito di un progetto promosso dai Musei Civici del Comune di Reggio Emilia e AUSL Reggio Emilia / Biblioteca Scientifica Carlo Livi. Il progetto, a cura di Georgia Cantoni (Musei Civici di Reggio Emilia) e con testi di Chiara Bombardieri (Biblioteca scientifica Carlo Livi) e musica di Nicola Manzan, ha l’obiettivo di comunicare il Museo di Storia della Psichiatria e la straordinaria esperienza che custodisce incentrata proprio sulla diversità, sul disagio ed il suo superamento, tematiche oggi più che mai attuali anche nel contesto della pandemia Covid-19, che ha riportato il vissuto della segregazione, della infermità e della cura nella esperienza quotidiana di tutti.
Un’opera originale realizzata grazie alla trasposizione in musica delle cartelle cliniche dei degenti dell’ex Ospedale Psichiatrico San Lazzaro di Reggio Emilia. I documenti d’archivio si traducono in note musicali per delineare ritratti di vite vissute ai margini e, più ancora, per raccontare la fragilità come elemento costitutivo del valore dell’essere umano.
La Città del Disordine è il primo disco che esce a mio nome. L’occasione mi è stata offerta dai Musei Civici di Reggio Emilia, di cui fa parte il Museo di Storia della Psichiatria. La richiesta era chiara: scrivere brani che raccontassero la storia di alcuni pazienti che erano stati ricoverati all’ospedale psichiatrico San Lazzaro tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Il manicomio, costruito secondo gli schemi di una piccola città, era all’avanguardia per i tempi: sotto la direzione di Augusto Tamburini (amico del celebre Cesare Lombroso) diventò una vera e propria clinica delle malattie mentali, dando via a un profondo cambiamento nel trattamento degli internati e ponendo così le basi per la moderna psichiatria. Per orientarmi mi sono state consegnate le cartelle cliniche di una ventina di pazienti, e dopo aver studiato i vari casi ne ho scelti otto, quelli che a mio avviso sono i più rappresentativi e interessanti per la condizione psichica, per la storia che raccontano, per l’età dei pazienti o semplicemente perché testimoniano quanto sia cambiato l’approccio ai disturbi mentali nell’ultimo secolo. Mi sono quindi riproposto di comporre musiche che sottolineassero il carattere, la personalità e i diversi stati d’animo dei vari soggetti, tralasciando gli aspetti più orrifici della vita ospedaliera e delle cure a cui erano sottoposti i ricoverati, ma cercando invece di raccontare il loro aspetto più umano, spesso intriso di tristezza, e la condizione mentale in cui si trovavano. Ne sono usciti brani in cui i temi del piano elettrico si fondono agli accordi dell’organo, in cui gli archi dialogano coi sintetizzatori, con soluzioni a volte ardite, a volte molto classiche e melodiche. Questo disco è la mia interpretazione in musica di vite contraddistinte da momenti difficili, spesso irrisolti, di persone che tante volte hanno visto la fine dei propri giorni dentro le mura di un manicomio in forma di città che era diventato la loro casa
Nicola Manzan
Otto storie e otto composizioni strumentali nate dall’incontro che il polistrumentista ha avuto con le cartelle cliniche di donne, uomini, talvolta bambini, rimesse alle cure psichiatriche del direttore Tamburini. Un nome e un cognome puntato fanno da coordinate per questo viaggio nella mente e nelle emozioni di chi ha vissuto nel complesso manicomiale tra la fine dell’800 e l’inizio del 900. Manzan è bravissimo nel muoversi negli abissi privati di Isabella Z. M., Vincenzo O., Cristina M. grazie al talento poliedrico nell’approccio allo strumento e alla composizione: gli archi – violino, viola e violoncello – lambiscono i synth mentre l’organo sembra innalzarsi su melodie drammatiche, testimoni delle crisi, sia d’ansia che d’agitazione, dei protagonisti. Perché al centro del disco ci sono le vite, ammaccate, storte, violate, offuscate di animi prigionieri di se stessi. Un viaggio al termine della notte in cui la corrosione strumentale del compositore trevigiano sposa all’ossessione timorosa del violoncello, su un tappeto di basi elettroniche pronte a esplodere: il suono sembra così portare avanti la propria crescita – psicologica e fisica – arrivando ad alzarsi da terra, a prendere forma, assumendo volumi precisi, come per quei nomi che adesso raccontano una storia, dall’inizio alla fine.
Potete ascoltare La città del disordine in streaming integrale nella sezione dedicata di questa pagina. Il disco è acquistabile sulla pagina Bandcamp dedicata.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Isabella Z.M.
- 2 Adele B.
- 3 Vincenzo O.
- 4 Arcangelo L.
- 5 Carolina D.
- 6 Cristina M.
- 7 Concetta G.
- 8 Arturo A.
