Album

We Are There

18 Febbraio 2022 pop indie folk

We Are There è il quarto disco della band scozzese dedita al chamber folk. Segue a distanza di quasi due anni il precedente The Weight Of The Sun del 2020, disco che aveva confermato le cose buone già viste nel 2018, quando Welcome Strangers li aveva fatti conoscere anche dalle nostre parti.

Piaceva il recupero delle atmosfere del folk britannico più vaporoso e per certi versi imparentato con la magia, senza però disdegnare qualche deviazione più propriamente pop in un set gotico-cameristico e molto umbratile. Tim Burgess li aveva definiti come un incrocio tra i Fairport ConventionJim O’Rourke. Detto che per entrare nella stessa categoria dei primi la strada è ancora lunga, sicuramente c’è qualcosa di vero in questo accostamento.

Qui, però, l’accento sembra spostarsi maggiormente verso un’accessibilità ancora più pronunciata, sostenuta da arrangiamenti (soprattutto gli archi) che ricordano l’epoca d’oro del pop, accanto a nuove influenze che allargano la palette di colori a disposizione. Ne sono un esempio una Won’t Be Long che azzarda anche delle tastiere 80s e un piglio quasi pop-rock, o la chitarra effettata che fa capolino in Wild Ocean, quasi una ballata rock degli anni Novanta.

Il disco mantiene però lo stile tipico della band, riconoscibilissimo, ma avrà forse bisogno di un po’ di tempo per essere del tutto compreso. Anche da loro stessi, forse.

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