Album

Àmor

12 Giugno 2026 rock shoegaze dream post-rock

Forse nessuna band italiana ha saputo mettere d’accordo pubblico metal (in particolare ad altezza Alcest da un lato e Katatonia / Anathema dall’altro) e il pubblico indie (Slowdive , Mogwai o i Cure di Disintegration) come i Klimt 1918, band romana che ha lasciato un importante lascito nella musica made in Italy degli anni 00s con gli album Dopoguerra (2005) e Just in Case We’ll Never Meet Again (2008).

A dieci anni dal doppio Sentimentale Jugend, Marco Soellner e compagni tornano con Àmor e manco a dirlo dopo poche note siamo nuovamente catapultati ad altezze celestiali tra nuvole e sventagliate, sogno e realtà, amore e dolore nella sua accezione più romantica e decadente. Il suono, curato da Tony Doogan e Frank Arkwright (Abbey Road Studios) è rarefatto quanto multidimensionale, maestoso ed avvolgente e accompagna/sorregge melodie che non hanno paura di essere incredibilmente aperte e soavi. Insomma, tutti elementi in linea con la una cifra stilistica ormai rodata, tuttavia non mancano piccole variazioni sul tema e riusciti esperimenti (il sax in Eros ad esempio).

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