Album
So Help Me God
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Riccardo Zagaglia
- 12 Giugno 2026
L’EP Church (2016) e l’esordio lungo Blood (2019) non passarono inosservati, eppure da allora l’americana Kelsey Lu è – discograficamente parlando – praticamente scomparsa. La ritroviamo oggi sette anni più tardi (in mezzo un percorso tortuoso di elaborazione del lutto, colonne sonore e attività extra-musicali) con So Help Me God, un album che stilisticamente osa forse meno rispetto a Blood Io perlomeno risulta meno contaminato) ma che complessivamente trae maggior beneficio da un senso di compiutezza melodica maggiore.
Parliamo comunque di un pop fuori dai canoni (già l’opener Repaer dura oltre otto minuti) dai forti connotati art con una complessa architettura chamber-pop, arricchita da forti contrasti sonori e arrangiamenti eleganti in cui coesistono pulsazioni elettroniche oscure, fraseggi folk (Portrait of a Lady on Fire) e orchestrazioni barocche dal retrogusto catartico (American Sonnet con trovate vocali alla Björk). La cura del suono è di alto livello e alla produzione troviamo (oltre alla stessa Kelsey Lu) Jack Antonoff e Yves Rothman.
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