Album
Waiting Game
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Lorenzo Montefinese
- 2 Ottobre 2022
Attesi al varco dal 2016, anno che vide l’uscita di Big Black Coat, gli Junior Boys tornano sulle scene con il sesto album. Waiting Game, questo il titolo della nuova fatica di Jeremy Greenspan e Matt Didemus, esce il 28 ottobre per l’etichetta City Slang.
La genesi dell’album risale all’inizio del 2020 e a delle jam session intensive a casa di Greenspan ad Hamilton, Ontario. Complici il successivo periodo di isolamento causato dal lockdown pandemico, l’interesse per macchinari e tecniche di mix e mastering, e camminate solitarie per laghi e cascate dell’Ontario, il risultato finale è permeato di una quieta malinconia che segna una ritirata dall’esuberante synth-pop danzereccio del precedente album verso atmosfere più rarefatte e contemplative.
Greenspan racconta dell’influenza di musicisti come Florian Schneider, Jon Hassell e McCoy Tyner, ascoltati a lungo durante le sue escursioni, così come della sua ricerca di un suono che favorisca la dinamica a dispetto del volume: «una particolarità della percezione sonora è che l’ascolto è più accurato a livelli di volume bassi. Così riesci ad entrare nello spazio [sonoro] nel modo più intenso, e ho realizzato di voler creare un album pop che vivesse in quello spazio». Waiting Game è dunque il tentativo del duo di dar vita a quella che definiscono “musica periferica”, tenue ma finemente cesellata nella stratificazione dei suoni.
Oltre al prezioso aiuto sul fronte mix & master dell’ingegnere del suono Lou Clark, non mancano le collaborazioni di musicisti. Troviamo, infatti, i canadesi Colin Fisher – già collaboratore di Caribou – al sassofono e la cantante Alanna Stuart, che duetta con Greenspan nel synthpop retro di Yes 2, uno dei brani più pop del lotto insieme alla title-track tinta anch’essa di toni 80s. Ma il cuore dell’album batte al riparo dai neon scintillanti (eccezion fatta per i guizzi di Thinking About You Calms Me) cui gli Junior Boys ci hanno pur abituati in passato, per assestarsi in territori di penombra e luci soffuse. Dai tappeti di synth un po’ ambient un po’ sci-fi dell’iniziale Must Be All The Wrong Things e dell’interludio Ghost-Boxiano Fidget, alle serenate per vocoder (It Never Occured To Me, Dum Audio), fino ai gioiellini synth pop dalla vincente formula rarefatta (Night Walk, primo estratto dell’album, in ascolto nella sezione streaming, e Samba on Sama), Waiting Game ci presenta il duo canadese nella loro declinazione più intimista.
Tenendosi equidistanti sia dagli sfarzi più dance che dalle elucubrazioni synthetiche più glaciali, gli Junior Boys hanno confezionato un album che scorre senza intoppi e la cui tempistica pare proprio essere studiata per accompagnarci nel cuore dell’autunno.
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