Album
Goldstar
-
Riccardo Zagaglia
- 29 Marzo 2025
Hanno smussato le asperità o semplicemente trovato la quadra definitiva? Difficile fornire risposte nette quando la band in questione si chiama Imperial Triumphant. Certo, per una formazione che da oltre un decennio propone brani – densissimi – di almeno 6-7-8 minuti, pubblicare un album (Goldstar) basato principalmente su tracce che rientrano nei più canonici 4-5 minuti è già una dichiarazione di intenti e se questo non bastasse abbiamo anche – fatto questo piuttosto raro in ambito metal – featuring di assoluto rilievo come il batterista dei Meshuggah Tomas Haake e mister Dave Lombardo.
Rimangono intatte però le caratteristiche che rendono i newyorkesi guidati da Zachary Ezrin una sorta di scheggia impazzita nel panorama metal americano (e non solo), nonostante alcuni agganci stilistici con pionieri come Deathspell Omega o Thy Catafalque: abbiamo il consueto artwork cyber/art-deco (questa volta di memoria Fritz Lang), i claustrofobici assalti sonici e labirintici di stampo metropolitano, le dissonanze prese in prestito dalle lezioni jazz e delle avanguardie, wah-wah distopici e il cavernoso growl a rendere il tutto – ancora – più apocalittico. Leggermente più accessibile rispetto al passato, ma la heavyness è totale, brutale e allo stesso tempo tecnicamente impeccabile.
Tra gli episodi migliori l’iniziale Eye Of Mars con i suoi inserti di ottoni cinematici e trionfali e la conclusiva Industry of Misery con il suo giro di basso messo in primo piano.
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