Album

Portishus

14 Giugno 2021 rap hiphop triphop

Uscito il 14 giugno 2021 con distribuzione Bandcamp, Portishus è l’album del rapper di Long Island Cory Atkins, in arte Hus Kingpin, attivo già da una decina d’anni. Il lavoro fa seguito a un 2020 piuttosto prolifico, che ha visto il Nostro pubblicare un terzetto di lavori: End of a Decade, Gunpowder e Threesome. Il nuovo album, che ha ricevuto attenzioni da parte del succitato servizio streaming finendo a giugno tra i dischi consigliati, nasce con riferimenti ben definiti ai Portishead: dal titolo (fusione tra la band di Bristol e il nome d’arte del rapper) alla copertina, sorta di melange dei toni cerulei sul fronte di Dummy e Third in salsa old skool rap (monili d’oro in bella mostra), fino agli ingredienti scelti per il sound. Anche in scaletta il mood è infatti quello dilatato dei beat trip-hop: non solo uno strumento per costruire basi sulle quali sciorinare il proprio flow, ma, come conferma Kingpin, vera e propria scenografia, che il rapper vive infondendogli gli umori e la violenza di New York.

[L’influenza della band è] nei testi, nello stile, nei suoni e nella sincerità, ovviamente. Se dai un occhio ai testi, quella è poesia. Posso darti le barre, ma ti do anche la poesia.
Hus Kingpin

Fin dalle prime battute, capiamo di cosa si tratta: i violini acidi su Who Made You Look trasportano nei loop di Geoff Barrow, in ambientazioni noir e fumose, spesso virate jazz. Le tematiche sono anche le più inflazionate, come la telefonatissima Money, Sex, Drugs («Money, Sex, Drugs my portfolio»), ma testimoniano nella veste adottata il tentativo di smarcarsi da una scena – anche a detta di Kingpin – divenuta un po’ troppo prevedibile e autoreferenziale.

I Portishead diventano un elegante vestito da portare, molto più di una semplice ispirazione, ma il Nostro riesce a calibrarne l’infusione al punto giusto, riservandosi uno spazio ben definito: malinconico e dark (Kool Keith, The Gram Tape), quando non jazzy, orientaleggiante (da citare le sue esperienze con l’etichetta giapponese Goon Trax) e caldo (The Atticus Play).

Una scaletta di oltre un’ora, venti tracce in cui si respira il rap non solo della Grande Mela ma della East Coast tutta (lui cita Nas ma qualcuno lo vede più come un erede del primo Prodigy dei Mobb Deep), e la ganja di Madlib. Stiamo decisamente parlando di un approccio rigorosamente underground – zero ambizioni mainstream – che riprende il continuum boom bap, mission che accomuna il Nostro a un altro rapper di Long Island, Roc Marciano. C’è una dedica aperta a Beth Gibbons, nella traccia omonima, che contribuisce a trasportare l’eredità del trio in un presente che calza a pennello. E, non ce lo nascondiamo, quando a un certo punto fa capolino il timbro nostalgico della cantante sotto forma di frammenti campionati, il cerchio si chiude davvero.

Tracklist
Streaming
Spotify
Voti
Amazon
Discografia
Vota
SentireAscoltare

I più ascoltati