Album

Speak Daggers

17 Ottobre 2025 pop cantautori rock indie

Non si ferma un secondo Elias Rønnenfelt: dopo aver pubblicato l’interessante – e fin troppo ignorato – esordio solista Heavy Glory nell’ottobre del 2024, il danese frontman degli Iceage ha visto aumentare le proprie quotazioni grazie alla per certi versi imprevedibile (anche se già in Heavy Glory era presente Joanne Robertson) collaborazione con Dean Blunt, prima con l’EP Lucre (pubblicato il primo dell’anno) e poi con l’ottimo singolo Tears on His Rings and Chains (pubblicato a ferragosto).

Ad un anno di distanza dal debutto Elias Rønnenfelt propone un secondo album intitolato Speak Daggers caratterizzato in primis da una grande libertà creativa e dalla voglia di slacciare del tutto i legami con certo cantautorato-folk più “tradizionale”: è chiaro che il danese non avesse nessuna intenzione stilistica precisa se non quella di seguire esclusivamente il proprio istinto e fare ciò che gli andava di fare, lasciandosi fortemente modellare dalle influenze assorbite negli ultimi tempi (probabilmente non sarebbe mai arrivato a pubblicare un brano dub-by con i Congos come Not Gonna Follow se non avesse incontrato Blunt) andando quindi a buttare nella mischia brani eclettici – a volte riusciti a volte meno – caratterizzati da una maggiore attenzione per i ritmi (USA Baby) e per le contaminazioni Gorillaziane (dal trip hop alle soluzioni baggy di Blunt Force Trauma con il feat di Erika De Casier passando per i sample arabeggianti di The Requiem). Per alcuni versi un disco molto britannico.

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