Intro

Da una parte c’è il cosiddetto respiro internazionale, in virtù del quale recensiamo come niente fosse tanto l’ultima bomba globale della major quanto l’oscuro campioncino dell’etichetta indipendente finlandese. Dall’altra ci sono i demo, squisitamente, cocciutamente, appassionatamente provinciali, testimoni di un Belpaese incognito, parziale ma inestimabile polso della situazione. Per questo ci è sembrato doveroso allestire una rubrica del genere. La periodicità sarà proporzionale alla quantità e qualità del materiale che riceveremo. Perché - è bene puntualizzare - riteniamo insensato “stroncare” un demo, quindi non stupitevi se qui leggerete soltanto di lavori abbastanza buoni, buoni o molto buoni. Gli altri, gli “insufficienti”, li lasciamo covare tranquilli, che non tocca a noi gambizzare i sogni. Altri lo fanno, fin troppo bene.

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