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We Are Demo #21

di Stefano Solventi, Fabrizio Zampighi e Davide Brace

Side A

di Fabrizio Zampighi

L'avevamo incontrato qualche tempo fa Giovanni A. Sechi, quando ci capitò tra le mani il suo primo EP Canzoni in Distruzione. Già allora ne lodammo l'impegno e l'ingegno, racchiusi in una formula piano-voce che citava Marco Parente nell'estetica generale ma nel contempo lasciava trasparire una concezione artistica affascinata dai percorsi liberi e dalle evoluzioni ininterrotte. Il nuovo Una disperata vitalità non tradisce le attese, alzando anzi ulteriormente il tiro, se è vero che questa volta l'autore decide di interpretare – perché di interpretazione si tratta e non semplice lettura – testi poetici classici (Pasolini, Kavafis, Garcia Lorca, Penna, Saba) vestendoli di rumori, nenie, note di pianoforte, beat ossessivi, slanci vocali à la Demetrio Stratos. Ne nasce un quadro decadente, dai toni quasi drammatici, al centro del quale navigano parole che si allungano, si stirano, diventano un sussurro, uno sfondo, uno scatto d'ira, una melodia, un fardello dal peso insostenibile, uno scenario sonoro e visivo. Rendendo l'opera complessa e di non facile catalogazione, ma confermando allo stesso tempo le notevoli capacità espressive di un artista a tutto tondo, da tenere sotto stretta sorveglianza (7.4/10).

Tra Capossela e Cesare Basile, una banda di paese e gli Avion Travel, gli Insula Dulcamara stupiscono per freschezza e carattere. La mia vita su piccoli aerei è un esperimento musicale dalla forte personalità, costruito su trame che sanno di jazz e folk, “cabaret” e blues, melodia e avanspettacolo, ma soprattutto musica d'autore. Musica che nello specifico assume i connotati di un girovagare stordito ma piacevole tra valzer (Il capro) e slide guitar (Filomena), parabole alla Tom Waits (Ucci Ucci) e rumorismi (Eterna Primavera), in un tripudio di pianoforte, chitarra elettrica, batteria, basso e fisarmonica. Il tutto condito da un'ironia dissacrante, che nei testi talvolta surreali (Mi pesano gli occhi / li strapperò / ti lascio in dono / le loro borse / piene, pesanti e fuori corso), talvolta amari (Piccionaia gravida di sguardi e linguacce / sotto le stelle a pungitopo / sotto i cappucci griffati / hanno nasi più grandi del proprio cervello) e talaltra senza senso (sposto la luna per voi / e appeso vi passo la notte / il mondo è a puà ci gioco a Twister), trova una naturale valvola di sfogo. A chiudere il cerchio una copertina che è un dipinto, splendida nella sua semplicità e così vicina a certe immagini del Buzzati illustratore (8.0/10).

cover

La terza piazza del mese, è riservata al progetto Smart Drug. A dargli vita Emanuele Venezia, musico solitario con la fissa dell'home recording, che in November sintetizza tecniche e sapere in quattordici tracce strumentali a base di chitarra acustica, effetti, qualche sovrincisione e nulla di più. A dispetto della forma, inevitabilmente grezza, c'è materiale su cui lavorare, e lo dimostra una sensibilità capace di indagare le forme del blues – Slow Down – con garbo e cognizione di causa, ma anche di toccare la grazia di Nick Drake – Sheat e Run – senza sfigurare. Per ora un prontuario del fai da te che speriamo si trasformi in qualcosa di più (6.3/10).

 

Side B

di Davide Brace

Il mal di stomaco dell’innamorato col ciuffo cadente, che nell’angolo di una discoteca osserva ballare leggera la ragazzetta che gli ha rubato il cuore e tolto il sonno. Questa sera è la volta buona, se lo sente fin nelle viscere. Appoggia il cocktail, la avvicina e la bacia come nei film. Poi si balla, tutti insieme, che si è giovani e notti come queste non torneranno più. Quello che i Discorevolver da Trento propongono in questo Care, dolci, amiche, quinto demo autoprodotto, è un elegante pop in italiano, ammiccante e suadente, ricco di pathos, fatto di continui abbandoni ed energiche riprese, svenevoli leggiadrie vocali e falsetti di evidente ispirazione Morrissey a disegnare involute e romantiche melodie su chitarre sostenute a tratti e affondi basso-batteria che fanno piacevolmente muovere il piede. Se vogliamo, giusto una spruzzatina di moderno pop-punk a rinvigorire lezioni smithsiane, riffettini killer disco-funk, morbidi incisi ad aprire squarci adolescenziali nell’anima, lirismo italo-wave anni ’80 fino all’eccesso per una piacevole mezz’ora di canzoni pop leggere leggere (in senso buono) ben eseguite e registrate (6.6/10).

Apro la busta gialla ne tiro fuori un CD dalla copertina poco invitante e già mi scoraggio. E’ un quadro di Dalì, leggo nel booklet. Dalì non mi piace, ma sono problemi miei. Leggo la biografia di questo Panta da Ferrara e scopro che suona da 15 anni la batteria in gruppi prevalentemente heavy metal. Nel demo ci sono ben due versioni di ciascuno dei sei brani. Oh mamma mia, penso. Metto su il CD convinto che lo toglierò dopo qualche minuto. E invece, dannato snobbismo indie, questo Coup De Foutre è una sorpresa esaltante! Pop rock energico, molto english, con influenze seventies e cori beatlesiani. Solare, fantasioso, colorato, ricco di soluzioni compositive ricercate e raffinate. Ariose melodie che sanno di classico e capacità esecutive ben sopra la media tenendo anche conto del fatto che Panta suona quasi tutto (batteria, pianoforte, chitarre, basso, tastiere, ecc. ecc.) da solo. Belle canzoni con un certo gusto teatrale, da intrattenitore, tra il cabaret ed un musical sulla spiaggia. Una voce potente, spinta e roca che può ricordare gli artisti più disparati da Adam Green a Liam Gallagher finanche Jeff Magnum dei Neutral Milk Hotel o il cantante dei The Thrills. Veramente, veramente bello (7.2/10).

cover

Grafica ed artwork mozzafiato, splendido digipack antracite con stampate sopra increspature marine a tutto campo e dettagli di un corpo galleggiante. Sospensione e abbandono. Si presentano così nel migliore dei modi i Venezia da Forlì (chissà se esistono anche i Forlì da Venezia), trio strumentale basso-chitarra-batteria. Otto composizioni in bilico tra architetture matematiche ed impro-noise di stampo americano, post-punk e post-rock (e tutti quegli altri post-qualcosa che ormai non sono più post nulla ma tanto per intendersi). Musica fluida, pura per quanto impetuosa a tratti, godibile nel suo procedere tra furie e stasi. Reticoli cristallini che anche quando decadono, si sfaldano, si frantumano restano in una qualche certa maniera coesi, ordinati, inspiegabilmente. Flussi di coscienza sonora a modo loro comunicativi, inquieti, malinconici, lirici, alti. Sempre e solo per dare qualche riferimento siamo dalle parti di Slint, Fugazi, 90 Day Men e Storm And Stress. La resa e la registrazione sono superbe. Se c’è ancora spazio per questo genere di cose tra i vostri ascolti, dateglielo (7.2/10).

 

Bonus Track

di Stefano Solventi

Il misterioso Kreyk da Rovigo alle prese coi propri marchingegni sonori. Niente software nel suo Error EP, ma synth, campionatori e sequencers, strumenti per un'elettronica quindi che si definisce come riflesso condizionato di percezioni, intenzioni, istanze fisiche. Techno che affonda nelle radici Eighties di espedienti ritmici mutant-funk, cincischii guizzanti & suadenti, melmosità e frenesie industrial, un girotondo Hancock-Simonetti-Marrs-Art Of Noise coi Boards Of Canada vogliosi di entrare nel giro (voto: 6.7/10, web: www.myspace.com/kreyksound). I Colloquio da Bologna fanno (da oltre un decennio) electro-wave venata gothic come potreste intercettare in una telefonata tra Garbo, David Sylvian e - in teleselezione - Ian Curtis. Nel loro Si muove e ride ci si muove (ma non si ride) tra atmosfere cupe, lente, dense, come un industrial autoriale. Testi in italiano, molta scenografia sonora con effetto trompe l'oeil, una stanza-acquario berlinese infarcita di mooolto pathos (voto: 6.8/10, web: www.colloquio.tk. Gli Alfa Box da Udine fanno wave-pop imbronciato e luccicoso, conoscono la ricetta del pezzo catchy senza sbracare, sfiorano l'allure dei Perturbazione senza tradire (troppo) la liasion coi Wire. C'è questo Metropolitan Meeting con le sue danze convulse a dimostrarcelo, con l'irrequietezza pettinata a tastieirne sinuose e chitarre algebriche, la brezza punk-funk al guinzaglio e i benedetti strali liberatori (voto: 6.8/10 web: www.myspace.com/alfabox).

Note

Giovanni A. Sechi – Una disperata vitalità

  1. Canto funebre
  2. Una disperata vitalità I
  3. Una disperata vitalità II
  4. La sera
  5. Il dolore
  6. Supplica a mia madre

 

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Insula Dulcamara – La mia vita su piccoli aerei

  1. Aratro
  2. Filomena
  3. Ucci Ucci
  4. Eterna Primavera
  5. Il capro
  6. Il padre
  7. (Post-it)

 

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Smart Drug – November

  1. Together In The Absence
  2. Adapted Memories
  3. If Knock At The Door Don't Push Your Dog
  4. Get Off
  5. Denied
  6. Little Sword
  7. Sheat
  8. Wax
  9. Slow Down
  10. Paper Road
  11. Excursion On Mars
  12. Run
  13. Fat Recruitment In National Empire
  14. Why The Exit Is On Your Head?

 

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Discorevolver – Care, dolci, amiche

  1. Ignobile e inutile, io
  2. E’ così dolce, vederti piangere
  3. Leggero
  4. Lei non torna
  5. In ogni caso dubita di te
  6. L’antica voglia di esistere
  7. Care, dolci, amiche
  8. Il più caldo inverno degli ultimi 7 anni
  9. Cenere
  10. Dolci, care, amiche

 

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Panta – Coup De Foutre

  1. 1-8. Sunshine in thru the rain

  2. 1-9. If you really (want me to)

  3. 3-10. Certainly

  4. 4-11. Piece of heart

  5. 5-12. The way it’s meant to be

  6. 6- 13. It’s just for you

 

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Venezia – S/T

    1. Distacco, convivenza
    2. Ricerca
    3. Cassetta-e
    4. 02min.05sec.
    5. Montgna
    6. Il corpo e l’abisso
    7. Attimo

 

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