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We Are Demo #13

di Stefano Solventi, Fabrizio Zampighi e Davide Brace

Side A

di Davide Brace

Stefano LaCara ha alle spalle una già notevolissima gavetta a nome SorryBoy con quattro ottimi demo in inglese che potrebbero tranquillamente sembrare raccolte di b-sides di Sparklehorse, Grandaddy, Eels e Beck. Abbracciata l’idea di esprimersi in italiano, Stefano si è trasformato da due demo a questa parte in Comunità Montana dell’Aniene. Musicalmente ora lo si potrebbe collocare dalle parti dei Clouddead ed in particolare di Why?, anche a causa al timbro cartoonesco della voce di Stefano che in italiano si mostra in tutta la sua nasalità. Le basi appaiono come impasti piuttosto dopati e stranianti, capaci comunque di suscitare malinconiche inquietudini pop ed ebeti voglie di muoversi: tastiere fluttuanti, scratch e voci in reverse. Tra le canzoni dell’Almanacco del giorno dopo potrete trovare una comicissima chiusura del triangolo con Cristicchi e Antonacci, una simbolica ed allarmante invasione di corvi e l’ipotesi di un’attenuante alla condotta di Bush. Idee acute e divertenti, immaginario da outsider e radici ben piantate nelle tradizioni rurali. Il limite maggiore resta la troppo bassa fedeltà della produzione che spesso non valorizza a dovere queste più che pregevoli composizioni. Insistere che prima o poi… (6.6/10)

I più attenti forse avevano già notato i santarcangiolesi Lilli Burlero l’anno scorso grazie al misterioso Aulacamera. Ora per il nuovo lavoro A cavallo del Deviatore, sempre per quelli di Ribèss Records, dividono responsabilità ed esiti con I.Mago, sigla dietro alla quale si cela il solo Matteo Agostini, fautore  di composizioni strumentali che ben si sposano con i loro preziosismi arcaici e nobilmente folkloristici, andando a diluire e a perpetrare nel tempo quella magica atmosfera esoterica fatta di candelabri e casolari abbandonati tra i vapori delle campagne, tra barocco e macelleria, tra una festa popolare e la fine di un film. A legare i due progetti è un fiume: il Deviatore che fu, prima della sua deviazione, il Marecchia. L’odore della terra, la quotidiana convivenza con i piccoli (le fiabe) e gli anziani  (le tradizioni) rendono il tempo un dettaglio tra gli altri. Restano immutati i nomi, i miti, le leggende tramandate nei secoli. Gli strumenti popolari, le musiche delle terre di Romagna vengono immerse in oscuri tappeti ambient fatti di profondità, riverberi e isolati luccichii. La voce austera e commossa, tra canto e recita poetica, racconta per l’ennesima volta del mago Cagliostro rinchiuso sulla rocca di San Leo, del lucertolone Ribisso che fuoriusciva dai corsi d’acqua spaventando le popolazioni, di carrarmati tedeschi infossati nella fanga. Quello dei Lilli Burlero è un progetto insolito e non facile, forse. Sicuramente originale senza fare alcuno sforzo per essere tale e quindi più che meritevole di attenzione. Completamente fuori dal tempo. (7.0/10)

I tre Chewingum provengono da Senigallia come, del resto, tutta la folle cricca del Marinaio Gaio delle cui gesta ed uscite discografiche si sentirà sicuramente prima o poi parlare. Quelle contenute in Eppi sono quattro canzoncine piene di grazia e immaginario malinconicamente scanzonato, retrò e gocce di pioggia su di me. Chitarra acustica di sole e giri in bici, voce sussurrata come soffio su un dente di leone (il “soffione”). Ritmi educati e sornioni, comunque frizzanti: da ballare tra sé e sé col sorriso sulle labbra. Nei testi, insoliti ed originali pensieri d’amore, ricchi di dettagli e citazioni esotiche: nomi di città lontane, letteratura del liceo, canzoni che ti salvano dai momenti grigi. Ascoltando queste piccole meraviglie rubate al tempo si rischia di venire rapiti in un’altra epoca forse mai esistita, surreale, dove ancora contano le buone maniere e la cavalleria, dove si può assistere ai corteggiamenti di Valentino e Valentina innamorati dell’amore di quando avevi otto anni e scoprivi i Beatles tra i dischi dei tuoi e c’era quella ragazzina con le trecce sull’altalena che non capivi bene… Ma volevi andare da lei. Ci si ritrova inebetiti, travolti da caldi ricordi, sorridenti e sovrappensiero. Ribadisco, innamorati di cotanta naiveté e magnetica semplicità apparente. Annotarsi il nome per  il futuro, prego. (7.5/10)

 

Side B

di Fabrizio Zampighi

Melodicamente  attraenti, tecnicamente dotati, giovani quel tanto che basta da risultare credibili, i Nova 76 arrivano dritti dritti dalla bassa bergamasca con ai piedi un paio di Converse, sotto braccio una chitarra elettrica e un basso e nel retro del furgone un batteria striminzita. Un equipaggiamento di  base che non impedisce al trio di imbastire rock'n'roll fresco e ordinato, scoppiettante ma non ingenuo, un po' alla Julie's Haircut prima maniera, moderatamente Strokes, ben equilibrato tra ripartenze e momenti di stasi. Nei 13 minuti dell'EP fraseggi incalzanti si scambiano vicendevolmente di ruolo cedendo a soluzioni melodiche alla Libertines (Il nichilismo di Alberto), rallentando in improvvise parentesi malinconiche (Creeping On The Floor), pagando pegno al punk più melodico e ad alcune soluzioni di scuola Afterhours (La testa eiacula), il tutto con la giusta lucidità. Non fosse per qualche rara caduta di tono nei testi, questi Nova 76  viaggerebbero sul sette, livello di allerta che si abbassa invece di mezzo punto pur nella convinzione di avere a che fare con materiale dalle ottime potenzialità. (6.5/10)

Di tutt'altro genere la musica di Isaia & 00Talpa, ironica miscela di rock, folk, ska, reggae, con un unico scopo dichiarato: far divertire. Questo il fine ultimo di una formazione  pronta a coinvolgere chi ascolta in una danza ininterrotta e sudaticcia tra giri melodici rubati ai cartoni animati e trombe  fiammeggianti, “raffinate” trovate linguistiche – sublime l'accostamento  “Luisella” “trivella” - e mire demenziali, corse a perdifiato in levare e testi “on the road”.  Nell'universo un po' sgangherato della band Babbo Natale  fa il paio con le disavventure autobiografiche di Vitamina Tc, il maniaco collezionista di Cosce Cosce tienecompagnia alpaziente di Terapia, il clima festoso tutto vino e cori sguaiati di Osteria  convive con le romanticherie popolane di Dolce Lulù. Scontate le critiche di chi non apprezza il genere – come definirli...scurrili? volgari?  -  quanto gli encomi di chi vede invece  nelle accelerazioni vibranti del gruppo un antidoto contro la depressione. Chi vi parla vuole limitarsi a rilevare la professionalità di una band che dimostra sicurezza, convinzione nei propri mezzi e chiara onestà di intenti. (6.5/10)

 

Bonus Track

di Stefano Solventi

I quattro Fanali di scorta agiscono in quel di Torino dal 2000, devoti ad un indie-rock invischiato folk-blues, funk, ska, swing ed altri esotismi. Ogni canzone un siparietto che dissimula l'impegno in macchietta. Ascoltandoli vengono in mente il Fortis più irriguardoso, il Bennato stralunato, una bislacca ibridazione tra Negrita e Mau Mau. Freak'n'Roll è la loro ultima prova e ostenta tutto l'ostensibile, catalogo-repertorio che poi sul palco diverrà intrattenimento (voto: 6.2/10  web: www.fanalidiscorta.it ). I fiorentini Montechristo impongono al loro full lenght un titolo che più toscano non si può, I cristi e le madonne, all'insegna di un indie sprezzante e beffardello che si mette in scia Afterhours per svicolare tra ragli post-wave e liquami psych-blues. Sovente melodici ma solo per ribaltarsi in un sarcasmo un po' Canali e un po' Fiumani, con il conformismo familistico cattopensante nel centro del mirino. Molti i debiti, ma notevole il piglio (voto: 6.4/10 web: www.myspace.com/montechristofirenze ). Bel titolo anche per i parmensi Karin, della serie viva l'understatement: I've Tried With Sport But Is Not My Cup Of Tea. Spigolature e torpori lo-fi al modo dei Pavement, alt-country stropicciato Mark Linkous, senza tema – quando occorre - di robotizzarsi Notwist o svicolare tra lande Califone. Non perseguono clamori quindi, ma un palpitare wave che sa deviare tra post-rock soffice e fosco slowcore. Con ragguardevole sagacia (voto: 6.5/10  web: www.myspace.com/karinband ). Chiude le danze - si fa per dire - il quartetto riminese dei Late Guest (At The Party), il cui EP Being Damn' Robots Must Be Great! spedisce quattro tracce ad inerpicarsi sul versante electro-disco-punk-funk. Immaginatevi le fatamorgane cinematiche dei Tv On The Radio e la nevrastenia pulsante degli Xiu Xiu tra impeto & spasmi Gang Of Four, e più o meno ci siete. Dai sovraccarichi emozionali ai riffettini giocattolo, dai cascami cyber alla pastosità nervosa del basso, è tutto così inflazionato eppure così credibile. E trascinante (voto: 6.7/10  web: www.myspace.com/lgatp ).

Note

Comunità Montana dell’Aniene – L’Almanacco del giorno dopo

  1. Mi accontenterei di essere Simone Cristicchi
  2. Corvi
  3. Non ti voglio
  4. Nebbia
  5. Non condannate Bush
  6. Oh Nelly
  7. Il Tropico del Capricorno

 

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Lilli Burlero & I.Mago – A cavallo del deviatore

  1. Nebbia
  2. San Leo
  3. Melancholè
  4. Il direttore del Pubblico Macello di Via Condotti
  5. Calici
  6. Ribisso
  7. Walzer(È trèin l’è sèmpar un bèl spetacli)
  8. Diario sulla Linea Gotica
  9. Attesa

 

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Lilli Burlero

I.Mago

 

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Chewingum – Eppi

  1. Giallo paprika
  2. Paul Simon
  3. Giulio-Claudia
  4. Raianair

 

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Nova 76 – Diletta Is Creeping On The Floor

  1. Il nichilismo di Alberto
  2. Creeping On the Floor
  3. Lemine
  4. La testa eiacula

 

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Isaia & 00Talpa – Babbo Natale show

  1. Babbo Natale show
  2. Vitamina Tc
  3. Osteria
  4. Dolce Lulù
  5. Il vizio della violenza
  6. Luisella
  7. Cosce Cosce
  8. Antonio Gargano
  9. Terapia
  10. Amo mia moglie
  11. Giulietta e il trattore
  12. 00Talpa
  13. Pinotta
  14. Dama Bianca

 

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