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We Are Demo #22

di Stefano Solventi, Fabrizio Zampighi e Davide Brace

Side A

di Davide Brace

Corde di violino pizzicate (finalmente un po’ di musica da camera, penso), ciottolame vario a far da tappeto percussivo, una calda melodia gitana e poi trac dopo pochi secondi già tagli improvvisi, bordate e schizzi trash metal. Continui cambi di ritmo e scenario (e ti pareva? E allora violenza sia). Siparietti western, perizie free-jazz-core, melodie orientali, klezmer zorniano, vocalizzi dementi, risa e schiamazzi improponibili, intervalli di classica contemporanea, schitarrate pese, neanche un attimo di tregua. Estenuanti ma anche tanto tanto divertenti e come suonano poi! Registrazione ed intesa perfetta, capacità compositiva sopra la media ed energia da venderne. I 3Sacchetti da Venezia-Mestre escono allo scoperto senza mezzi termini, è un assalto col sorriso sulle labbra e la coscienza delle proprie capacità tecniche. Parodistici e paradossali, schizzati ed ironici, colti e hardcore non li si riesce ad ingabbiare facilmente, sfuggono scivolando via, strattonando e allora lasciamoli liberi che ce n’è per tutti. E dire che non è neanche il mio genere ma per una volta la colpa è solo mia. Impressionanti (7.3/10).

Una giornata al mare, solo e con mille lire, poi la sera tutti in trattoria quando ancora si poteva fumare e bere, soprattutto bere, piada e cocktail che sient a me tu vuò fa l’americano, ma statevi un po’ zitti lasciatemi ascoltare le panzane gonfiate a dovere del vitellone di paese: storie di bionde adescate sul molo, di grandi passioni e lacrime amare. Leggende per cuori caldi e gioviali ma colmi di malinconia che non si sa cos’è, forse è il mare che buio profuma le notti fin sulle colline. E finalmente si accendono come stelle lontane le luci del Cabaret. Si comincia a sognare, è jazz. Si comincia a scalpitare, è swing. Storie antiche, musiche che dell’indie e di quel che ne è seguito se ne strafottono e se solo sapessero si farebbero grasse risate. Musica suonata da musicisti, un giorno non sapremo neanche più cosa sono. Entertainment! C’è il primo Capossela, l’estetica di Conte nelle sette canzoni del riminese Daniele Maggioli, lingua sciolta, voce profonda, imbonitrice e seducente con quel fare da mascalzone bello e dannato. Insieme a Nobraino e Granturismo si potrebbe quasi parlare di una nuova scena romagnola, un po’ nostalgica se si vuole, ma con le idee molto chiare. Ottima la registrazione . Saprà conquistare ascoltatori, o almeno glielo auguro (7.0/10).

cover

Il fumo dai comignoli all’orizzonte. Fredda notte boschiva. Devi farne di strada bimbo e già ne hai fatta parecchia. Altroché. Quel che ci vorrebbe adesso è una casa, un camino, degli amici, l’amaro Averna. Carezze di chitarra acustica folk, senza prewar, solo folk acustico, quello tra ‘60 e ’70. Poche note, tanto silenzio intorno. Punta delle dita, una mano calda quando sei solo e intirizzito dal freddo che fa. Echi e rintocchi in lontananza ad allargare il panorama, secca batteria a scandire il tempo. E prenditelo ‘sto tempo, mettiti a sedere un attimo, comodo, chiudi gli occhi e goditi la magia di questi cinque ragazzi, i Margareth, da Venezia-Treviso. Un’armonica, una tromba rotonda, una voce educata a stendere larghe e consolanti melodie. Quando un mini di quattro canzoni (perché chiamarlo demo mi fa un certo che) è bello, è bello. Quando è realizzato bene, registrato con cura e scorre che è un piacere ancora e ancora c’è poco altro da aggiungere. Per la cronaca se a qualcuno interessasse a me hanno ricordato certe acusticherie Radiohead, i Sophia meno disperati e perché no, qualche melodia di tutte quelle band emo-acustiche che andavano tempo fa oltreoceano. Basta. Bravi (7.2/10).

 

Side B

di Stefano Solventi

Twee è la terza demo per Denise, giovane cantante/autrice salernitana la cui determinazione è direttamente proporzionale alla gentilezza incantata della voce, timbro da bambolina neo folk nella cameretta di Mùm e Cocorosie, però appunto titolare di un piglio tenace e ispirato che la mette al centro di situazioni interessanti, spalleggiata da svariati nomi dell’alternativo italico (tra cui Songs For Ulan e A Toys Orchestra). La sua è una calligrafia fiabesca, palpitante, bucolica e sottilmente inquieta, adagiata tra archi serici e chitarrine di marzapane, tra percussioni genuine e una fantasmagoria indolenzita di organetti e campanellini. Rispetto al passato sembra essersi dissolta la componente elettrica da shoegazer in incognito, a tutto vantaggio di un più etereo incedere tra acidule suggestioni folk-blues languidamente jazzate (l’enigmatica Moonchild, la preziosa Lovely Baby Lovely), alla bisogna screziate d’elettronica ma senza esagerare, tipo che viene da pensare ad una Beth Gibbons adolescente. La proposta è buona, lascia intravedere una certa profondità e chissà quali sviluppi. Che non dovranno comunque mancare, perché al momento il dubbio – praticamente l’unico – è che stilisticamente Denise si muova un po’ in ritardo. Speriamo non fuori tempo massimo. (7.0/10).

I Sister Dew sono un quartetto marchigiano di cui abbiamo già parlato un po' di tempo fa (We Are Demo giugno 2006) recensendo L'intangibile voglia, lavoro risalente al 2005. All'epoca i ragazzi non avevano le idee chiare circa la ragione sociale, visto che venivano da un periodo in cui si facevano spacciare per Sofia, ma dal punto di vista musicale erano già a posto. Il qui presente Non c'è niente di male alza ulteriormente la posta, forse anche in virtù dell'ultimo arrivato in formazione, il “quinto elemento” Stefano Procaccini, chitarrista. Fatto sta che il suono sembra allargarsi, svincola la vena melodica ribadita dai synth, si smarca dalla filiazione dEUS e Afterhours per compiersi in un rock forte e accorato. Belli i testi e ben cantati, tesi come un Filippo Gatti corroborato Gang e Marlene Kuntz, capaci di dare vita a trepidazioni adulte (vedi la pulsante Finzioni, ballata noise di tutto rispetto), ciò che non esclude momenti più “sofisticati”, come il soul spiegazzato e languido di So Fly, o manifestazioni di franchezza disarmante fino all'ingenuità (Attenti). Finché, con L'ossessione, azzardano pure la carta del plausibile singolo, in un crescendo di tiepide iridescenze che incendiano una semplicità Perturbazione. C'è un'ultima cosa da dire: bravi. (7.2/10).

cover

Anche di Roberto Celi abbiamo già riferito, nel gennaio scorso, in occasione di Vibrando. Se quello rispettava la tipica dimensione dell'EP, stavolta con Clouds By Fire siamo all'album bello e buono, benché breve, annoverando ben nove tracce di cui due originali ed il resto cover di brani (talora anche troppo) celebri. Per chi non fosse provvisto di memoria elefantina, ricordiamo che Celi è vibrafonista, quel che propone è un'anomalia convinta che nel vaporoso luccichio delle note, in quella manifestazione di armoniche dense e impalpabili, che riarticolano melodie fino all'astrazione, si nasconda un codice non esprimibile altrimenti che così. Un segreto complesso ed etereo, ricco ma portatore di un messaggio semplice: il suono come eventualità magica, non necessariamente sintetica/sintetizzabile. Tra una calligrafica Michelle, una garrula The Man Who Sold The World e una non meno che stupenda Summertime, si consuma questa utopia se vogliamo anche ingenua eppure forte, stranamente forte. Che gli interventi di basso, sax (nella bowiana Speed Of Life) e chitarra elettrica (nella title track, pezzo autografo assieme a Jumping In Your Soul) infarciscono di circospetta, vibrante (eh, già!) concretezza. Il risultato è questa splendida, allampanata contraddizione, la sua capacità di ipnotizzarti dolcemente. (7.2/10)

 

Bonus Track

di Fabrizio Zampighi

Chitarra elettrica, basso, batteria. Loro sono gli Ogun Ferraille e il demo in questione si chiama My Own Drama, che in italiano vuol dire noise, crossover, riff uncinanti, vocazione decisamente hard. Sarebbe tutto - o quasi - perfetto, se la lunghezza eccessiva dei brani – in media sopra ai 5 minuti e in qualche caso oltre i sei – non impedisse di apprezzare appieno il tiro degli episodi in scaletta, facendo suonare il tutto un po' troppo dispersivo (voto: 6.3/10, web: www.myspace.com/ogunferraille). Discorso diverso per i Metro Corskol Blue Division, che con Confine collezionano cinque brani vicini per indole agli Afterhours di Germi. Melodia e rumore si mescolano a testi in italiano che non lasciano troppo l'amaro in bocca, rivelando buon gusto nelle geometrie e intelligenza nel mantenere un basso profilo, anche se un pizzico di coraggio in più in sede di scrittura non avrebbe guastato (voto: 6.4/10 web: www.myspace.com/metrocorskolbluedivision). Elettronica, new wave, chitarre elettriche sono invece gli ingredienti di base della proposta musicale degli Alba Caduca. L'omonimo EP della band si fregia di un elettro-rock talvolta evocativo, più spesso energico, in generale di immediato consumo, unito a facilonerie liriche in italiano che non convincono appieno, pur nel rispetto ossequioso delle strutture musicali (voto: 6.1/10, web: www.myspace.com/albacaduca). Quarta e ultima bonus del mese, A ritroso, raccolta di tre brani a nome Una Pura Formalità. La band pisana unisce a strutture vagamente post-rock tutte chitarra, tastiere, batteria, basso, un cantautorato in italiano piuttosto ricercato, ottenendo una fusione di stili interessante e una proposta musicale all'altezza delle aspettative (voto: 6.6/10, web: www.myspace.com/unapuraformalita).

Note

3 Sacchetti – Bora! Bora! Bora! Mr.Motto

  1. Il piccolo principe ha sparato alla volpe …e balla la mazurka sulla sua tomba
  2. Bobo –yeah. Matteo è un eco-mostro
  3. Elvis £$§&%!!! (blblblblblblbl)
  4. Chuck norris e il cane che vomita
  5. Il teflon è cancerogeno.Davvero?Stracciata!
  6. Dodo sfoga le sue pulsioni dopo aver praticato un foro sullo scatlone fabbricane con le forbici
  7. dalla punta arrotondata, ma è rimasto incastrato…aiuto
  8. Mephistowaltzer, “farfalline” era un titolo troppo ambiguo…

 

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    Daniele Maggioli – In Quattro

    1. Lime e Gin
    2. Rivalutazione della pioggia
    3. Pro Loco
    4. Qualcosa che non va
    5. Rallentare a Pietracuta
    6. La suocera di Chieti
    7. Tre giorni di pioggia

     

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    Margareth – Out Of The City

    1. Out Of The City
    2. Fake Family
    3. Angels
    4. Travelling By Mind

     

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    Denise - Twee

    1. Rocking Owl
    2. Flowers In The Drawer
    3. Let Them Take You Care
    4. Lovely Baby Lonely
    5. Look For Me
    6. Moonchild

     

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    Sister Dew – Non c’è niente di male

    1. Io ti pago

    2. Com’è
    3. So Fly
    4. Attenti
    5. Finzioni
    6. L’ossessione (ci sei solo tu)

     

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    Roberto Celi – Clouds By Fire

      1. Yesterday
      2. Perfect Day
      3. Michelle
      4. Summertime
      5. The Man Who Sold The World
      6. Jumping In Your Soul
      7. Speed Of Life
      8. Just My Imagination
      9. Clouds By Fire

     

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