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We Are Demo #9

di Stefano Solventi e Fabrizio Zampighi

Side A

di Fabrizio Zampighi

Venati da una malinconia morbida al tatto, i nove brani di Supper catturano nell’immediato, immersi come sono in un miscuglio di elettronica giocattolo e mimica minimale, sonorità di latta e ripetitività stratificate, tappetini colorati di rhodes e progressioni ritmiche appena accennate. Un procedere a zig zag tra suoni semi-sintetici che talvolta ricorda l’andatura indecisa dei vecchi robot a carica per bambini – Spring Toy -, spesso si perde tra pacati rumorismi – Calidari Werdeni e (No Pain No) Gain -, in alcune occasioni azzarda sperimentazioni in bilico tra rarefazioni acustiche e jazz – Le Pastiche De Sisyphe e Grammophon -, in un susseguirsi di continue accumulazioni strumentali. Le note allegate al disco parlano – non a torto – di Tarwater, Four Tet, Telefon Tel Aviv come possibili referenti stilistici: colti da impeto citazionista vorremmo azzardarci a scomodare anche i Kraftwerk dell’inquietante Fromohio e i Suicide feat. Blues Explosion – pur meno deraglianti degli originali – della conclusiva Domingo.
Ottimo companatico per gli amanti del beat morbido, la musica dei Bob Meanza si rivela a lungo andare meno ingenua di quanto potrebbe sembrare a prima vista, candidandosi a soluzione ideale per chi in un disco di elettronica non cerca solo l’algida fascinazione delle curve del ritmo ma anche un substrato pulsante di paesaggi lunari. (6.8/10)

Immediato quanto ovvio il termine di paragone che sovviene  ascoltando Psychoteque degli Shw: un amore – peraltro dichiarato anche dalle note stampa – per quello che ormai viene universalmente riconosciuto come  (pop)rock alla U2, con tanto di chitarre in crescendo prese in prestito da The Edge, decolli verticali della voce  degni del miglior Bono, linee di basso semplici quanto martellanti. E pare inizialmente venir confermata l'impressione di trovarsi davanti all'ennesima “band tributo” della formazione irlandese, in particolare da brani come Broken e Epochal Babel.
È necessario calarsi un po' più in profondità per cogliere tuttavia la vera essenza della musica, divisa tra i territori bui di certa  new wave anni ‘80  e le vette luminose di un pop malinconico parente stretto – se non negli arrangiamenti, di certo nelle melodie – dei Coldplay più ruffiani– Psychoteque e Sleepwalkers -, l’esempio di illustri professionisti dello “struggimento” come gli Starsailor – Clashemotions e Beyond - e spinte strumentali accessorie.
Ben suonato e con più di uno spunto interessante, Psychoteque  corre il rischio, in alcuni frangenti, di perdersi piacevolmente tra gli innumerevoli e ingombranti riferimenti, preferendo accennare invece di dire, abbozzare invece di tratteggiare con chiarezza e rinunciando a mostrare con determinazione il proprio carattere. Un vizio di forma, più che un difetto, tuttavia incontrovertibile.(6.5/10)

 

Side B

di Stefano Solventi

E apriamolo, ‘sto lato B, con una compagine milanese dalla classicissima quadratura voce-chitarra-basso-batteria. Sono i Fresh Air Of Hiroshima e ci propinano un blend energetico/allarmante tra la british pop emotiva dei primi Radiohead, certi cupi brontolii wave e sincopi incantate che potrebbero aver pescato in un fiumiciattolo borderline tra lo-fi e post-rock. Così, tra minacce e sarcasmi, tra gommose oscurità e rock’n’roll garageschi, tra vocalizzi sgarbati e riffarama corposi, le cinque tracce del demo grondano una decisione e una scioltezza che fa sempre piacere riscontrare nei nostri amati runners. Certo, manca un pizzico di personalità in fase di scrittura, ma il vero nodo da sciogliere mi sembra l’instabile e improbabile coabitazione tra sgarberia piaciona (vagamente – e spiacevolmente - Guano Apes) e traiettorie oblique Polvo. Riuscissero ad azzeccare un equilibrio credibile tra questi (pseudo)estremi, come nell’iniziale Plastic Breath, potrebbero guadagnarsi il loro quarto d’ora di indie-gloria. O qualcosa di ben più sostanzioso. (6.8/10)

Lo abbiamo già conosciuto come una metà dei Pinkie S.A.D.E. Padovano, classe '83, scrittore e musicista, Andrea Liuzza esordisce in solitario con questo Countless Ways For Pressing Flowers. La sua è una wave eterea, voci fuori squadra e vibrazioni caramellose, il cuore disputato tra spurghi romantici e farragini cupe, le melodie malferme circondate da uno sciame di tastiere e tastierine, found sounds, sfrigolii elettronici, campanelli, arpeggi caliginosi e soprattutto un piano palpitante & indolenzito. La presenza cristallina degli ottantotto tasti in mezzo a queste tremule scenografie mette ancor più in evidenza quel senso di “artificiosità posticcia”: sembra cioè che il lavoro di rielaborazione, di recupero culturale-mnemonico venga ostentato a mo’ di schermo, a stemperare il languore post-moderno à la Patrick Wolf (Fat) o il mèlo sovraccarico d’un Bowie (Another Song). Andrea è tutt’altro che maturo, graziaddio. Tra sperimentazione (il collage situazionista di Valse De Schoenberg, l’angoscia esoterica di Spell) e abbandono (il malinconico impressionismo di A Landscape, la dolcezza rarefatta per solo piano di Love) dovrà individuare le frequenze giuste. E poi sintonizzarsi. Non sarà facile, ma scommetto il mio nichelino quotidiano che ce la farà. (7.2/10)

 

Bonus Track

di Fabrizio Zampighi e Stefano Solventi

È un quadro dalle tinte fosche quello descritto dai Weird Confidence – in realtà one man band col vizio del crossover -, una tendenza alla sovrapposizione stilistica che fonde in quattro vibranti (quasi)strumentali metal – di quello tagliente, alla maniera dei Tool -, jazz e musica etnica. Paesaggi desertici dal Medio Oriente si mescolano a squallori industrial, sei corde dissonanti fanno il paio con sax dagli irrefrenabili svolazzi funk, per un EP ben suonato e nel complesso piuttosto cerebrale. (voto: 6.4/10 web: www.indyreview.net/jamroom/bands/297/about.php). Stessa matrice ma diverso sviluppo per il progetto Nauhi. Si parte infatti da power chords ostentati con evidente soddisfazione e ritmiche di chitarra “stoppate” tutte capelloni e anfibi dalla punta rinforzata per arrivare, dopo un viaggio di cinque tappe nella terra del riff più insidioso, a linee melodiche che ricordano vagamente i Depeche Mode. Anni ’80 insomma, di quelli robusti e decadenti, qui ripercorsi in maniera piuttosto didascalica – e a dirla tutta un po’ monocorde – alla faccia di un’inevitabile nostalghia giovanile (voto: 6.0/10 web: www.nauhi.it). Tra apprezzabile furore di chitarre e testi, talvolta, un tantino pretenziosi – dettaglio che spesso conduce involontariamente ad un appiattimento generale del livello qualitativo degli stessi -,  si consuma anche la parabola artistica dei Brugàl, band cresciuta a pane e Marlene Kuntz ed evidentemente innamorata delle dissonanze in genere.  Una passione che non impedisce ai musicisti di lavorare a dovere su melodia e strutture dei brani e di ottenere, tra alti e bassi, un lavoro che merita comunque la sufficienza piena (voto: 6.0/10 web: www.radiobrugal.com My Space: www.myspace.com/radiobrugal). Il combo romano Poikilìa – dal greco “varietà di forme e colori” – sforna una specie di downtempo screziato di echi fusion e tastierine Air, sprimacciando con bella disinvoltura ballad bossa e watt floydiani, jazz fascinoso e frangiature rumba. La voce di Camilla è il valore aggiunto di un progetto cui manca forse il guizzo definitivo che dissipi la tramortente patinatura chill out. (voto: 6.4/10 web: www.poikilia.net). Provengono dalla capitale anche gli Heatcliff & Catherine, trio che stende su tappeto electro-dark un talkin' teatrale con gotici interventi di voce femminile. Tra il romanticismo aulico (orgogliosamente in Italiano) dei testi ed il cupo effort della trama sonora, s'innesca un contrasto interessante, che rende questo Regina della notte (il singolo d'esordio) per molti versi curioso. Però mi chiedo: perché scomodare Dante e Petrarca e poi utilizzare l'inglese per il nome della band e per le note sul libretto? Bah (voto: 6.3/10 web: www.heathcliffandcatherine.com )

Note

Bob Meanza - Supper

  1. Ognimod
  2. L’orchestrina
  3. Sring Toy
  4. Le Pastiche De Sisyphe
  5. Fromohio
  6. Calidari Werdeni
  7. Grammophon
  8. (No Pain No) Gain
  9. Domingo

 

Credit

 

Shw - Psychoteque

  1. Broken
  2. Epochal Babel
  3. Hullabaloose
  4. Psycoteque
  5. Sleepwalkers
  6. Clashemotions
  7. ADS
  8. Beyond
  9. Missind
  10. Mind Chambers
  11. Broken (p.2)

 

Credit

 

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Fresh Air Of Hiroshima - Demo

  1. Plastic Breath
  2. Violence Makes Ultraviolence
  3. Sky Doo Doo
  4. Apology For An Egofucker
  5. Monkeysucker

 

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Andrea Liuzza - Countless Ways For Pressing Flowers

  1. Elephant Serenade
  2. Running Through The Trees
  3. Fat
  4. Spell
  5. A Landscape
  6. Ugly Animal In The Wood
  7. Valse De Schoenberg
  8. Another Song
  9. Love

 

Credit

 

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