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We Are Demo

di ©2005 Stefano Solventi
Dicembre 2005
Copertina: Six Red Carpets - Upon, a ring

Capita spesso che i demo siano pervasi da una smaccata, flagrante voglia di emulazione. E’ naturale. Anzi, per molti versi è un percorso opportuno. Tanto, anche nell’ipotesi estrema di un tasso imitativo da cover band, resterà sempre una differenza, non solo qualitativa (e mica per forza alla meno) ma anche sostanziale. Proprio quello scarto è il terreno (vergine?) dove piantare – volendo e se esistono - i semi della propria singolarità.

Prendete i Six Red Carpets, ad esempio. Non fanno mistero di guardare al rock - senza neanche troppe pretese alternative - di Radiohead e Smashing Pumpkins, condito aggiungo io da un essenziale turgore White Stripes e da bave dark-psych vagamente Placebo. Ne risultano le tre tracce di Upon, A Ring, che confermano questa programmatica sudditanza, bazzicando però brumosi territori wave (l’angolosa veemenza della title track, tra vampe elettriche e aspersioni apocalittiche The Bends), irrisolte tensioni lo-fi (l’indolenza Pavement, gli arpeggi pixiani, la psych avariata di Love Amphetamine) e una verve fiabesca e pazzoide di stampo Elf Power (la levigata drammaticità, le allucinazioni liquide dei synth e la percussività radente della conclusiva Aniway). Voglio dire, l’inevitabile tributo da pagare ai propri modelli/idoli non è – non deve essere sentito come – un limite. Non necessariamente, almeno. Va vissuto come viene, una tappa prima di qualcos’altro. I Six Red Carpets sembrano averlo capito bene. Unico appunto, la voce: lascia intravedere capacità considerevoli (una fibra irrequieta & indolenzita), ma occhio alla pronuncia. Oppure – perché no? - si faccia un pensierino all’italiano. Voto: 6.5/10

Copertina: Devocka ep

Potremmo fare considerazioni analoghe anche per i Devocka. Anzi, di più. Questo quartetto da Ferrara - due anni di vita che stanno fruttando l’imminente debutto in lungo - mi fa pervenire un ep omonimo con cinque tracce toste, wave ghignante su cui imperversa il recitato aspro di Fabio Igor Tosi. Fanno pensare a una versione adrenalinica dei Diaframma più bruschi (la wave marziale di Gracili istanti, decorata di arpeggi e incandescenze Echo & the Bunnymen) oppure ad un Giorgio Canali colto da feroce rigurgito CCCP (il noise al guinzaglio, i sussulti dell’invettiva, il basso stolido dell’iniziale Controllo). Devocka rimanda all’atroce Alex di Arancia Meccanica, perché in tal modo l’ineffabile drugo usava chiamare le ragazze-pollastrelle da spiumare. Ragione sociale che ben s’accorda con la parossistica crudezza di Insane (l’unico brano in inglese, dove Dead Kennedys, Killing Joke e Richard Hell sembrano un conato solo) e coi singulti marziali di Nota uniforme, sorta di noise-punk come lo avrebbe potuto intendere un Jim Morrison. In entrambe balenano squarci di angosciosa pensosità, che prendono forma di sardonica ballata in Marzo, tra incendi di corde e basso effettato, una bella voce femminile al controcanto e quel chorus che a dirla tutta tradisce ovvietà folk come certi spompi Modena City Ramblers. Sono lanciati, hanno una bella personalità, insomma ci credono. Voto: 6.9/10

Copertina: Tenia - Pareti di lana

Proseguiamo il discorso coi Tenia, il cui ep Pareti di lana potete liberamente scaricare dal loro sito (vedi nella sezione link) con tanto di copertina ad alta risoluzione. Tre pezzi intensi che mirano al bersaglio del blues psych italico, ovverosia secondo le rivisitazioni romantiche, languide, inquiete, veementi, nevrotiche che ne hanno dato Afterhours e Marlene Kuntz. Naturalmente la situazione è un po’ più complessa, c’è da fare i conti con quello scarto, quella peculiarità irriducibile di cui dicevamo, ciò che in fondo rende interessante la questione. Detto infatti che Polistirolo è scossone post-punk solcato da una bella vena noir e ossuta giga di chitarre, nella ballata Dossi artificiali il tipico andamento Marlene sembra sfaldarsi tra il piglio art-rock delle corde (che sembrano sfuggire al corpo stesso della canzone) e quel bridge che spalanca irose acidità, peccato solo che la melodia non brilli anzi rischi di somigliare ad un lemme cantilenare Verdena. Gioiellino stilistico è quindi Ancora sotto vetro, plausibile anello di congiunzione tra la compagine di Agnelli e i migliori Tiromancino, e se non ci credete beccatevi la disinvolta convivenza tra spossatezza reggae e liquori soul-rock, tra quei vocalizzi parossistici e il caracollare opalino degli umori seventies. Confesso di aspettarmi molto da loro. Voto: 7.1/10

Copertina: Electro Plastic Box

Completiamo il quartetto con una svolta decisa. Il progetto Electro Plastic Box – moniker di Robert Nava, manipolatore di tastiere e batterie sintetiche – sboccia con disarmante anti-tempismo rispetto allo tsunami electroclash di qualche stagione fa. Tuttavia, quel cocciuto solipsismo che rischia di esserne il principale difetto è in qualche modo la sua salvezza, sfociando in una cifra espressiva efficace, essenziale, senza sbrodolamenti. Al buon Robert insomma interessa di più consumare un rito ludico/meditativo attorno alle possibilità residue del genere che non inchinarsi al tal guru o al talaltro santone. Ok, a volte sembra un po’ gli Yazoo in vena di fanfaluche, un Moroder teutonizzato, dei Visage marziali (si veda Fish & Chips), altrove dei Kraftwerk formato videogame, un Hancock electro che spande arzigogoli e singulti (Electric Potato). Ma l’impronta più profonda la imprime quell’impasto di ammiccamenti e minacce, ghigni e spernacchiamenti, crepitii e vapori che struttura la breve Pop-Corn Chips (uno sfarfallio fuori fase, una tranqui-dance aeriforme) e la conclusiva Electro Plastic Box, funk sforbiciato da minutaglie sintetiche, inturgidito da un groove gommoso che ne fa esperienza quasi tattile, da bambino nella stanza dei giochi. Voglia di stupore e insidia, frammenti di rappresentazione che smazzano l’astratto e il concreto, l’uno sempre più nel corpo dell’altro. E’ troppo presto (il progetto nasce solo l’estate scorsa) e troppo poco per giudicare, ma quel che s’intravede è buono. Voto: 6.7/10

 

Links & Notes

 

Six Red Carpets - Upon, A Ring

Tracklist

  1. Upon, A Ring
  2. Love Amphetamine
  3. Aniway (The End Of It All)

Credits

Contatti

 

Devocka - Devocka ep

  1. Controllo
  2. Marzo
  3. Gracili istanti
  4. Insane
  5. Nota uniforme

Credits

Contatti

 

Tenia – Pareti di lana

Tracklist

  1. Ancora sotto vetro
  2. Polistirolo
  3. Dossi artificiali

Credits

Contatti

 

Electro Plastic Box – EPB

Tracklist

  1. Intro
  2. Electric Potato
  3. Fish & Chips
  4. Pop-Corn Loops (New Romantic Pop-Corn)
  5. Electro Plastic Box

Credits

Contatti