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On Connaït la chanson

Una rubrica dedicata alla nuova canzone francese a cura di Andreas Flevin
La voce di Mickey è, come si direbbe in francia, Nonchalante; è una voce diretta, a volte parlata, una voce che racconta e che desta interesse, che fa restare ad ascoltare.
Foto: Mickey 3D

- R E S P I R E -
Un’ introduzione a Mickey 3D

di ©2004 Andreas Flevin

Quando qualche tempo fa si è iniziato a parlare di “nuova canzone francese”, ci si è spesso interrogati su quale fosse in effetti la differenza con quella “vecchia”; in particolare se si pensa ad autori quali Benabar, Sanseverino e altri che affondano le loro radici negli storici Brassens, Barbara, Brel e così via. Ascoltando invece Mickey 3D ci si è trovati subito davanti ad un caso esemplare di nuova canzone francese, vale a dire davanti ad una tradizione riconoscibile in odore di contemporaneo. E la contemporaneità in questo gruppo formatosi a Montbrison nel 1997 (Ecotay-L’Olme, St.Etienne, Loire, per l’esattezza) è data da alcuni riferimenti, nei testi come nella musica, che non possono non rimandare ad un tempo che tutti conosciamo: il nostro.
La precisazione pocanzi fatta sulla collocazione geografica dove la vicenda Mickey 3D ha avuto inizio, non è stata casuale: ci troviamo infatti difronte ad un gruppo che mai come in questo caso si distanzia dal panorama parigino, panorama che normalmente detta legge nelle produzioni culturali (almeno sino a qualche anno fa).
Un gruppo non parigino quindi e non solo geograficamente, ma anche per retroterra culturale, per gusto musicale, per storie narrate. Mickey ci fa beffardamente notare tra le righe, in buona sostanza, che Parigi non è la Francia. Anzi, simbolicamente, potrebbe proprio rappresentare un ideale bersaglio nel mirino dei lucidi e critici testi del Nostro.
Mickey inizia la sua attività di musicista intorno al 1996; un anno dopo inizia la collaborazione con Jojo, dall’ora stabile nel gruppo alla batteria. Nell’arco di tre anni, dal 1996 al 1998, Mickey ha al suo attivo tre nastri di demo tape, per lo più registrazioni casalinghe che i due riescono a far pubblicare sulla piccola label indipendente Premiere disque. Il sound per così dire “casalingo” continuerà in effetti ad essere il baluardo della formazione e non solo in quanto mero dato tecnico, ma come vera presa di posizione nei confronti della musica, anzi del fare musica. Mickey non ha un rapporto mediato con la composizione musicale; il suo è un istinto e prima ancora un’esigenza che si traduce immediatamente in un testo e in un arrangiamento. Nel suo caso, dunque, parlerei di una vera e propria estetica, piuttosto che di un fortuito espediente tecnico al quale fare ricorso.
Estetica perché, dato l’insieme del suo lavoro, fatto di voce, musica e testo, solo quel dato sound e non altri può funzionare da legante, da tocco finale avente la facoltà di tradurre un concetto in una forma. In sintesi, le idee di Mickey e l’artigianalità della sua produzione ,sono sostanzialemte permeabili: sono la stessa cosa.
Non a caso, quelli che in origine erano nastri registrati in casa sua e di amici, si ritrovano in gran parte e nella medesima forma raccolti in quello che sarà il loro primo album ufficiale Mistigri torture, autoprodotto, in seguito ristampato, di lì ad un paio di anni e mantenendo sempre le registrazioni originali, dalla major Virgin.
Nonostante la grande produzione di materiale registrato, è in realtà solo grazie ad una lunga ed assidua presenza in pubblico che il duo inizierà davvero a farsi notare ed apprezzare.
Non mancano le collaborazioni: Mickey scrive per gli Indochine il noto J’ai demandè à la Lune, fa da spalla nei concerti di Louise Attaquee Miossec che per altro possiamo annoverare tra i riferimenti musicali di Mickey 3D.
Esce in 100.000 esemplari il petit journal de Mickey 3D nel quale compaiono recensioni a quella nuova onda di autori nei confronti dei quali Mickey ritiene di essere musicalmente in debito o, quanto meno, nella cui musica si riconosce.
Già con l’uscita di Mistigri torure, Mikey e co. per quanto ancora relativamente sconosciuti, vengono subito indicati dalla critica musicale come un valido esempio di contemporaneità francese e, ad ogni modo, apprezzati senza riserve, merito di quella loro (sua, di Mickey) sincerità musicale e purezza dei contenuti che fanno del loro lavoro qualcosa che non saprei meglio definire che con l’aggettivo “sincero”.
La voce di Mickey è, come si direbbe in francia, Nonchalante; è una voce diretta, a volte parlata, una voce che racconta e che desta interesse, che fa restare ad ascoltare.
Una voce “popolare”. Il suo rapporto con la musica è giocoso nel senso di non serioso, indice intanto di una familiarità annosa con la materia e poi di una coscienza al di là dell’essere un musicista di per se. Infatti per Mickey 3D la musica è spesso solo un espediente per arrivare a chi vuol stare a sentire cosa ha da dire; un tramite per stabilire un contatto tra se ed il pubblico, in definitiva, una maniera di dialogare.
Mickey 3D è un progetto che piace oserei dire in maniera quasi indistinta al pubblico (di ogni genere) come alla critica (idem). Piace intanto perché i suoi testi sono “giusti”, di un giusto che volentieri indugia sull’ovvio per quanto spesso critici. La sua è una critica alla società, ai media, all’economia, ai pregiudizi; il suo pensiero è ecologista, politicamente corretto, rivolto al prossimo, progressista. Ci si può lecitamente chiedere come possa accadere che nonostante le sue critiche siano rivolte alla stragrande maggioranza della piccola-media-alta borghesia (ovvero chiunque) proprio da questa stessa la sua linea sia in gran parte condivisa. Io mi rispondo che in fondo un pensiero “giusto” esiste e spesso è criticato ed attaccato perché ritenuto troppo semplicistico; ed anche a questo mi rispondo che se un pensiero è semplice, scontato e prevedibile, è solo perché la materia alla quale questo pensiero si interessa non lascia ombra di dubbio sul cosa pensare.
La corsa scellerata all’arricchimento (economico) individuale a discapito dell’ambiente è cosa di tutti i giorni e naturalmente non può che suscitare un unico parere: è sbagliato.
Che i media facciano ossessivamente il gioco dei governi, è una realtà a portata di tutti ed in tutti non può che stimolare la medesima osservazione: è sbagliato.
Come contraddirlo? Naturalmente lì dove il pensiero di qualcuno si fa sofisticato e di conseguenza cinico, nascono spesso e volentieri contrattacchi a tanta semplicità, sostenendo che per l’appunto non è così facile argomentare certe cose e che sostenere lotte di questo genere è piuttosto banale e così via.
Mickey però nella costanza e semplicità del suo modo di vedere le cose, al pubblico ci è arrivato e senza prepotenza; anzi, al contrario, con estrema leggerezza e senza aspettarsi nulla. Il singolo “La France a peur” sintetizza bene un po’ ciò che è stato sin ora detto: una specie di manifesto contro quelle fobie che portano la gente ad aver paura, spesso a causa di una cattiva informazione, di realtà come quelle degli immigrati, dei senza tetto, degli alcoolisti e così via. Le stesse fobie, come ironicamente descrive il videoclip omonimo, che portano la gente a seguire dei corsi di auto difesa sino ad un “tutti contro tutti” alla fine del quale nessuno avrà la meglio.
È del 2001 il secondo album La Trêve, ancora per la Virgin e con all’organico un nuovo elemento, Najah (alle tastiere, fisarmonica e backing vocal) che già precedentemente aveva collaborato con il duo come voce femminile in “Psylo” contenuto nel primo album.
Con l’aggiunta di altri strumenti e di una voce femminile, il sound, pur mantenendo le sue peculiarità originarie, si arricchisce di sfumature più pop e dolci, trascurando quell’aspetto un po’ noise che traspariva talvolta negli esordi. La musica è dotata di una rara capacità seduttiva pur nella sua semplicità, riuscendo così facilmente ad entrare nella memoria dell’ascoltatore già dopo un primo ascolto. Gli strumenti folk, uno su tutti la chitarra di Mickey, si fondono a piccoli inserti elettronici, a volte solo dei tappetini o semplici ma efficaci ricami di tastiera o piano, la batteria non sempre presente del polistrumentista Jojo ed il resto lo fa la voce di Mickey. La carta vincente delle composizioni del gruppo è probabilmente l’aver ascoltato, assimilato e tradotto in maniera autonoma, buona musica pop, un po’ di rock e del folk; il tutto senza presunzione. Ciò che traspare è appunto una valida eredità musicale divenuta autentica invenzione poiché passata attraverso una sottile affinità piuttosto che sotto la cattiva stella dell’imitazione. Ognuno dei componenti cita gruppi e generi diversi tra i propri ascolti preferiti, trovando un punto di incontro proprio nel loro progetto Mickey 3D che li assorbe un po’ tutti.
Se da un lato gli ispirati intrecci in rima a sfondo politico, costituiscono una consistente parte dei testi di Mickey, non è affatto trascurabile tutto il suo aspetto più intimo e di un’amarezza più malinconica che arrabbiata, senza considerare che un’altra delle sue doti poetiche è proprio quella, al limite, di far convivere le due tematiche nel medesimo testo.
Mickey parla anche dell’amarezza di dover abbandonare il mondo dell’infanzia che, alla luce di una difficile vita da adulti, ci sembra ancora più bella e dolorosamente lontana. C’è, ancora, la rassegnata ammissione di non essere in grado di vivere da soli; che i sentimenti sono una necessità e non sempre un piacere.
Il 2002 è l’anno di uscita di Tu vas pas mourir de rire che contiene il singolo Respire con il quale il trio Mickey 3D si consacra al grande pubblico (per ora solo a quello francese). Si tratta di un album in cui si vede coinvolto un numero consistente di tecnici e musicisti; la prima grande produzione per Mickey ancora una volta sotto contratto Virgin. Straordinariamente genuino, il lavoro vanta a differenza dei precedenti, delle qualità tecniche di registrazione e post produzione che se per certi versi possono far storcere il naso ai “Mickey puristi”, d’altro lato, io sostengo, proprio perché le peculiarità del gruppo non vengono qui ne’ tradite ne’ contraddette, sottolineano anzi che non è sufficiente un budget più alto a far cambiare gusti ed idee ai Mickey 3D (che per altro ha imposto alla Virgin di stampare l’album solo in edizione masterizzabile dato il torto fatto ai primi acquirenti che si sono trovati tra le mani un cd con un sistema che non ne consentiva la duplicazione).
In questo bellissimo album (da alcuni definito forse a torto il “migliore”) le tematiche, il sound e prese di posizione, sono tutte ribadite, con la marcia in più di essere ascoltate (e condivise) da molte più persone. La suggestiva animazione in 3D (per l’appunto) che fa da videoclip al singolo Respire è sempre più presente nei circuiti francesi nazionali, televisivi e non. Nel video vediamo una bambina che da sola gioca felice in prati, boschi, laghetti. Di tanto in tanto però ci viene fatto notare qualcosa di strano che non si riesce bene a decifrare (una camera a circuito chiuso, un cerbiatto che non scappa quando dovrebbe, etc.). Infine con un cambio di luci, i bellissimi spazi in cui la bambina giocava, si rivelano essere delle sale da posa che grazie a delle sofisticate simulazioni, arrivavano a sembrare proprio dei veri parchi. Con il cambio di luce arriva il segnale alla bambina di dover rientrare. Vediamo lei che triste ripercorre il corridoio cementato da cui evidentemente era uscita, passando il turno ad un bambino che contento aspetta che una luce rossa diventi verde per poter passare nel finto paesaggio.
La morale della favola è: quando dovremo morire, non sarà certo dal ridere.

Discografia

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