Costumi, stravaganze, trend, relazioni, modi di essere. I luoghi concreti in cui scorgiamo l'artisticità di ogni manifestazione della vita.

L’adolescente parrocchiano casa e chiesa si divertiva, e a volte si diverte ancora oggi, a fare amicizia, giocare a pallone o a pallavolo o a ping pong, all’oratorio. Ha un passato da boy scout - o lo è ancora - obbedisce ai genitori, non ha grilli per la testa e non cede alle lusinghe delle mode provenienti da tutto il mondo. Se capitasse di incontrarlo per strada non ci sarebbe difficile riconoscerlo anche da notevoli distanze: si veste come suo papà che a sua volta si vestiva come suo papà.
Il terzomondista centrosocialista ha anelli al naso e alle orecchie, porta spesso, ancora, il kefjah, ha i pantaloni larghi e, di solito, marroni, il suo andamento è strafottente, e quando cammina spesso si può percepire distintamente il rumore delle chiavi che tiene appese al passante per la cintura. Naturalmente suo padre non si veste così, anzi spesso è un ricco borghese cattolico insofferente ai cambiamenti e alle stramberie del figlio.
Esistono tante mode, giovanili e non, presenti e passate: il punk, il dark, il nerd, il paninaro, lo skinhead, il rastaman, il rapper, il raver, il glam, il ciberpunk e tanti altri. Ma c’è un genere di persone difficile da classificare (il termine “genere” è qui usato in mancanza di un nome che possa definire gli individui la cui unica cosa in comune è il non aver nulla in comune): quelle persone che cambiano spesso look e che leggono libri molto diversi tra loro, ascoltano la musica più disparata, e frequentano i luoghi più diversi. La loro identità non è pienamente coglibile.
La moda determina la distanza tra i genitori e noi. Chi non segue la moda, o comunque non si distacca dal modo in cui i genitori lo hanno vestito, rimane trascinato da ciò che è esterno a sé. Chi, al contrario, inizia a seguire la moda del suo momento, a comprare abiti diversi da quelli passati, veste un nuovo abito, si autoproclama individuo e inizia la sua autocreazione, cioè inizia lui stesso a porre nella sua vita cause che lo condizioneranno in certi modi e non in altri.
Il look consapevole, lo stile, è la quintessenza dell’individualismo: l’uomo si distacca sia dai genitori sia dalla corrente del mondo esterno che è la moda. Tutto ciò in modo tale da non essere escluso dal mondo ma anzi determinando una Moda che si ispira al suo look. Lo stile è l’avanguardia. Lo stile è la previsione dal trend futuro. E’ uno sguardo sul futuro.
L’individuo che possiede lo stile è di solito consapevole della sua diversità dai suoi genitori e dal resto del mondo, ma è anche consapevole che ogni sua scelta, come quella di ogni altro essere vivente, è assolutamente condizionata. Così si diverte giocando coi suoi stessi condizionamenti; guardandoli, modificandoli, sapendo che ogni modifica è anch’essa assolutamente determinata. L’autoconsapevolezza rende la vita più movimentata.
In realtà il look non è assolutamente estraneo alla moda, questo comporterebbe infatti l'immediata estromissione dalla società in cui quel determinato individuo vive. Il look è quello di un essere che indossa degli abiti più o meno alla moda accostandoli in modi nuovi a ciò che è fuori moda o estraneo ad essa. In questo modo viene creata una nuova forma accostando forme vecchie e forme nuove o inusuali. Tale individuo non viene espulso dalla società ma si immerge in essa come un nuovo modo trasversale di essere. La scelta di indumenti di moda accostati ad altri indumenti chiarisce la particolarità dall'uomo del look: egli è pienamente consapevole di ciò che è alla moda e di ciò che non lo è, egli si pone al di sopra della moda come un osservatore esterno che può giocare con gli abiti. Il look è sempre meta-linguaggio, un linguaggio che parla del linguaggio, il vestirsi non con gli abiti ma con la moda, e l'interpretazione di essa attraverso la combinazione di abiti.

Non dovrebbe ormai stupire che la descrizione dell'uomo o della donna dello stile non sia solamente simile alla percezione che abbiamo dell'artista, ma sia addirittura coincidente. Quale artista ha mai creato qualcosa di nuovo, di assolutamente nuovo? Picasso? Duchamp? Warhol? Munch? Chi può non scorgere la continuità di ogni manifestazione artistica? Sarebbe come dire che ad una causa non segue un effetto. Allora cos'è l'artista? È solo un uomo consapevole dei trend dei suoi tempi e che a questi aggiunge qualcosa che li trasfigura in una forma nuova. La caratteristica dell'artista non è mai stata la novità come “essere fuori dai tempi”, ma la novità come “essere perfettamente consapevole dei tempi per modificarli”.
L'artista è solo uno che gioca con lo spirito del suo tempo, il quale non lo travolge ma gioca anch’esso con lui in uno scambio di condizionamenti. Così l'artista cambiato dal tempo cambia a sua volta il tempo. Il condizionamento dell'artista è totale, ma tale condizionamento include anche il regalo della consapevolezza dei condizionamenti e dei cambiamenti.
Noi ammiriamo la consapevolezza per mezzo della quale un uomo si è distinto da un altro introducendo nuove tecniche o forme.
L’identità discussa dell’arte contemporanea si arricchisce di una nuova “arte contemporanea” e di un nuovo “artista contemporaneo”: lo stile e l’uomo di stile.
Gli atti propri dell’uomo di stile, appena delineati, dovrebbero definire l’idea che abbiamo di stilista, ma essi non si limitano ad esser propri dei pochi affermati “stilisti” mondani, anzi sembrano riguardare soprattutto molti uomini sconosciuti ai mass media i quali si compiacciono nel vedere la realtà cambiare in funzione delle loro scelte stilistiche. Per notare questi artisti invisibili basta guardarsi attorno ogni giorno: ci capiterà di vedere qualcuno vestito in modo insolito, ma non fastidioso, e, qualche giorno dopo, di osservare che tanti altri hanno iniziato a vestirsi rifacendosi a quel tratto riconoscibile: chi ha iniziato?
Un esempio su tutti: gli adolescenti di oggi sembrano essere tutti hip hop (pantaloni over-size, mutande in mostra, cappellino, giacca larga di tuta, scarpe da ginnastica modello carro armato…), tuttavia può capitare, e a me è capitato, di essere così vicini a loro da poter sentire la musica che proviene dalle loro cuffie e da poter constatare che quella canzone sparata al massimo volume è effettivamente “Non amarmi” di Baldi & Alotta. Questo tipo è uno dei più grandi artisti contemporanei.