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La promiscuità dell'arte contemporanea

una rubrica d'arte a cura di Davide Valenti
Presente, passato e futuro convivono dentro ogni opera d’arte: Il sacro e il profano uniti insieme dalla seconda legge della termodinamica.
Immagine: Matteo Basilè "Circus"

The Season. Volume 4: Primordialità Alchemica

Matteo Basilè – Jason Middlebrook

di ©2005 Davide Valenti

Anche se in mezzo ad un turbinio di trasformazioni trasfiguranti, l’arte continua ad esistere. Ciò è dovuto alla convivenza di due dimensioni dell’ essere: l’eternità e la temporalità. L’ arte contemporanea la sa lunga sulle possibilità di ibridazione, di mescolamento, tra diverse forme d’arte e tra forme d’arte e di vita, ma non per questo smette di esistere.

Quelle di Necessario e Contingente, Puro e Impuro, Essere e Divenire, sono le dimensioni nelle quali lo spettatore è introdotto nella quarta fase della rassegna stagionale The Season, a cura di Gianluca Marziani.

Una doppia personale. Il vincitore del premio New York, Matteo Basilè (Roma 1974), torna ad esporre alla Galleria Pack dopo “Romaduemilatre”. I suoi quadri e le istallazioni di light boxes rappresentano l’attenzione ai contenuti plastici: icone di uomini in cui l’intervento del digitale non parla di tempi moderni, ma, al contrario, sottrae la temporalità, astrae. È la scoperta del sacro nella contemporaneità. Le figure sono cariche di un’emozione che viene però immobilizzata perché sottratta alla realtà. L’immersione nella dimensione eterna è accentuata dall’essenzialità dei colori: il prevalere del bianco e della luce, l’intervento mirato del nero e del rosso acceso a sottolineare occhi, labbra e lingue disumane. Infine, alcune mosche sembrano posarsi sull’opera, mentre in realtà ne fanno parte. Dice l’artista: “L’unico appiglio alla realtà sono le mosche. Una… Dieci … Cento…”.

Per Jason Middlebrook (Jackson, Michigan, 1966), pittura, scultura, fotografia e video sono i mezzi per esprimere il suo discorso sul divenire della realtà e della cultura dell’uomo. Dopo la celebre istallazione “Empire of Dirt” del 2003 al Palazzo delle Papesse di Siena nel quale la Cultura “alta”, nella forma dello stesso Palazzo delle papesse, veniva rappresentata divorata dal tempo ed irrimediabilmente demolita, l’artista americano torna ad occuparsi dell’evoluzione attraverso l’indagine della mente. Questa volta Middlebrook parte dall’esperienza quotidiana personale. La riflessione sulle infinite potenzialità inutilizzate dell’uomo sono alla base di tre lavori: un video connette immagini della piccola figlia Violet sul seggiolone a quelle di un insieme di cucchiai piegati, una scultura unisce le estremità di quei cucchiai in una forma che alterna stabilità e caducità, una serie di semplici fotografie rappresentano, in prospettiva, Jason e amici nell’atto di piegare la torre i Pisa. A queste manifestazioni seguono le associazioni dello spettatore: quella bambina ha davvero piegato i cucchiai col pensiero? Quella scultura parla di costruzione o di decostruzione?

Scultura (anche video): Jason Middlebrook "Violet's Infinite Possibilities"

In effetti, le opere di Middlebrook ci lasciano sempre un’impressione di ambiguità: vita o morte. In questi ultimi lavori la riflessione riguarda in maniera più forte la vita. La speranza è quella di poter recuperare le possibilità che un’educazione occidentale ci toglie. La speranza sono i bambini. L’accento posto spesso sul concetto di entropia, sulla tendenza del tutto, delle cose e delle idee, al disordine ed alla distruzione, è posto, implicitamente, sulla sua riedificazione, sul suo nuovo equilibrio. Il concetto di entropia, la seconda legge della termodinamica, ci aiuta a superare il dualismo vita-morte: la morte è trasformazione in altre forme, la vita è la stessa cosa, divenire continuo. Ma se le potenzialità dell’uomo sono ancora tutte da scoprire, allora quella di Middlebrook non è mai soltanto una contestazione del mondo dell’arte, ma è anche, sempre, una certezza della sua ricchezza infinita. Da questa prospettiva, possiamo aspettarci dall’arte infinite nuove espressioni: tutto deve ancora essere detto.

Fino al 2 giugno 2005 presso:
Galleria Pack, foro buonaparte 60, 20121 Milano
tel +39 02 86996395 fax +39 02 89073052
e-mail: galleriapack@libero.it
orario di visita: dal martedì al sabato, dalle 13.00 alle 19.30