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La promiscuità dell'arte contemporanea

una rubrica d'arte a cura di Davide Valenti
La creatività come gioco sperimentale e divertito tra i diversi linguaggi ha in Italia un esempio raro: Fabrica. In mostra alla Triennale di Milano Fabrica: Les Yeux Ouverts.

Fabrica dagli occhi aperti

di Vito De Biasi

Fabrica: Les Yeux Ouverts è la mostra antologica, presente attualmente alla Triennale di Milano, che raccoglie i diversi progetti realizzati negli anni da un laboratorio creativo di valore internazionale. Fondata nel 1994 da Luciano Benetton ed Oliviero Toscani, Fabrica è un centro di ricerca e produzione di fotografia, pubblicità, design, cinema, nuovi media dal modello fluido, il cui progetto è la sperimentazione comunicativa a tutto campo, senza distinzioni di genere. Organizzata dal Centre Pompidou nel 2006, a cura di Marie Laure Jousset, la mostra approda adesso in Italia, offrendo non tanto un percorso storico ordinato né una collezione di progetti passati, ma un’idea di creatività nuova, soprattutto per la cultura italiana, che sappia coniugare e sperimentare produttivamente arte e mercato, immaginazione e produzione industriale, poesia e pubblicità. Questa doppia anima di Fabrica si esprime proprio nella metafora degli occhi aperti.

Fabrica che tiene gli occhi aperti sul mondo, come osservatorio e come coscienza critica, si interessa da sempre a temi sociali come i cambiamenti climatici, lo sfruttamento del territorio, la guerra, la condizione femminile, temi affidati non a caso al linguaggio fotografico, ad una inclinazione realistica e da reportage, da presa diretta, di forte impatto retorico. Sono poi esposte, sullo stesso tema, le campagne sociali più o meno conosciute, contro il fumo e la violenza ad esempio, attraverso cui il laboratorio esprime la sua anima etica.

Gli stessi temi sociali però, al di là della retorica e del giudizio morale, sono trattati con il linguaggio provocatorio, nuovo, e spesso estremo, che potremmo dire più pubblicitario che giornalistico: è questa l’altra anima di Fabrica, l’altro occhio aperto sulla sperimentazione linguistica, sull’ibridazione, sulla provocazione e la seduzione dello sguardo, sull’estetica come valore. La parte migliore della creatività di Fabrica è su questo versante, su quest’area della mostra, sui cartelloni pubblicitari che mescolano senza distinguere ideazione e mercato, il dramma ed il gioco ironico, l’estremo delle vite e l’estremo dei linguaggi. La doppia metafora degli occhi aperti è l’espressione di una sola testa, una sola carne, dove il cervello convive con il ventre, dove anche la spinta etica non può non passare attraverso l’estetica.

La mostra alla Triennale è dunque un percorso diversificato, contraddittorio, ma sempre seducente, attraverso un’idea di creatività, una filosofia ibrida e liquida alla quale non basta un solo linguaggio, né una sola opinione, per esprimersi. Il punto più ricco, il passo oltre l’etica-estetica , è però laddove Fabrica non esprime più se stessa, pur con tutta la sua complessità e duttilità interiore, ma quando lascia spazio agli altri. Oltre ai giochi interattivi disseminati per la mostra, vere e proprie interfacce disponibili per la performance del visitatore, l’anima relazionale e seduttiva di Fabrica si fa sentire, e diventa toccante, nei Colors Notebook appesi al soffitto e consultabili dai visitatori.

Fabrica Donna Video

I quaderni di Colors (il nome del magazine fondato proprio nel laboratorio di Treviso, diventato ormai oggetto cult) sono veri e propri quaderni bianchi, dello stesso formato della rivista, distribuiti in giro per il mondo per essere riempiti a piacimento, e poi nuovamente raccolti, scelti ed esposti. All’interno della mostra appaiono al visitatore appesi al soffitto, creando un ambiente surreale ed onirico. Molti di essi sono ad altezza d’uomo, consultabili, maneggiabili anche solo come oggetto di seduzione, altri sono inaccessibili, troppo vicini al soffitto, alcuni addirittura sigillati, chiusi per sempre secondo la scelta di chi li ha ricevuti.

I quaderni sono scritti in tutte le lingue, decorati da immagini personali, frasi, fantasie, disegni, confidenze da diario, poesie, riempiti dalle persone più diverse: artisti e designer sconosciuti che vivono e lavorano nel proprio paese, prigionieri cinesi, bambini africani, malati mentali, detenuti nel braccio della morte. Si sente subito, ancora una volta, il valore sociale dell’iniziativa ma anche il suo aspetto poetico: la capacità di dar voce all’altro, a chi non avremo mai l’opportunità di ascoltare, ma anche l’idea di aprirsi alla creatività altrui, di sottrarre la propria idea a favore delle idee e dei sentimenti del “resto del mondo”.

Colors (Colori!) si sottrae e si fa spazio bianco per far posto all’altro, alla sua espressione diretta e libera, dal basso. Tutto questo naturalmente supera una questione puramente estetica, di giudizio critico, perché l’esistenza di ciascuno non è classificabile, né catalogabile, è persino al di là dell’etica. I quaderni “per tutti” esprimono l’esistenza irriducibile, ed ingiudicabile, dell’altro, la sua autoespressione fuori dall’arte, dal progetto, dal giudizio, richiedono il silenzio ma espongono nuda vita, parlano, suonano, si comunicano. Forse è per questo che sono volatili, sospesi per aria come uccelli surreali, non sempre si possono prendere e ridurre alla propria visione e sintesi: il quaderno-colore è l’Altro che si espone, che si deve accogliere per quello che è, messo lì in volo ma in attesa di qualcuno che lo catturi, che sappia guardarlo, sospendendolo, nel giudizio e nella fruizione, davanti al nostro sguardo.

 

Fabrica: Les Yeux Ouverts
a cura di Marie Laure Jousset
dal 4 giugno al 15 luglio 2007
Triennale – Palazzo dell’Arte
Viale Emilio Alemagna 6, 20121, Milano
orario: dal martedì alla domenica, h 10:30 – 20:30
tel.: 02 724341 fax: 02 89010693
info: www.triennale.it, www.fabrica.it/pompidou
mail: info@triennale.it macro@comune.roma.it