Combinando con maestria un ampio armamentario di magici elementi ancestrali, Kounellis ci regala un altro episodio unico della sua inconfondibile poetica materiale.

(Fondazione Arnaldo Pomodoro, fino all’11 febbraio 2007)
Alla Fondazione Arnaldo Pomodoro si respira l’aria del grande evento: niente è lasciato al caso, ogni minimo particolare rientra in un disegno preciso. Mentre attendi per comprare il ticket d’ingresso vieni colto dalle limpide note di un pianoforte, ed entrando negli spazi della mostra capisci subito perché: un pianista in carne ed ossa e un pianoforte a coda fanno da cornice sonora alla storia condensata di un grande artista: Jannis Kounellis, greco (Pireo, 1936) ma italiano d’adozione (vive a Roma da 1957).
Le note sono quelle del Va’ Pensiero di Verdi che, ripetute in un continuum ossessivo, hanno un effetto ipnotico che accompagna il visitatore lungo un percorso emozionale unico.
Opere storiche e nuovi lavori, che l’artista ha realizzato appositamente per la grande mostra milanese, si fondono in perfetta armonia con l’ambiente postindustriale dello spazio espositivo della Fondazione.
Legno, marmo, juta, ferro, vetro, smalto, carbone, pietra, terra, petrolio, fuoco, libri, carne e sangue. Questi sono gli ingredienti di cui si nutre l’alchimia magica di Kounellis: elementi ancestrali che riportano all’uomo e che vanno a comporre la sua inconfondibile poetica materiale.
L’artista, associato sin dagli esordi all’arte povera, si serve della sua storia artistica rivisitata, fatta di oggetti di uso comune e della dialettica tra elementi vivi e forme inerti: si incontrano vele, carbone imprigionato dal ferro e dal piombo, sacchi di juta cuciti o ricolmi di carbone, putrelle, pietre, lampade ad olio accese e spente, brandine.
Colpisce l’installazione posta quasi al centro dello spazio: quattro pannelli metallici, imbrattati di sangue e sormontati per tutto il perimetro da libri d’arte, formano le pareti di un vero e proprio bunker. Scorgendo l’interno, accessibile solo dall’alto, ti accorgi che è violato da una colata di smalto nero. Quasi a voler simboleggiare, da un lato, l’enorme sacrificio che l’arte ha dovuto pagare nel corso dei secoli e, dall’altro, la denuncia di quelle logiche perverse di mercificazione che corrompono il processo artistico e lo privano di quella purezza che dovrebbe rappresentare il suo fondamento.

Il momento catartico arriva quando ci si immerge nell’installazione più grande della mostra, quel Atto Unico ideato per l’esposizione romana del 2002, presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna, e “rimodellato” in occasione della mostra milanese. Un vero e proprio labirinto metallico in cui l’artista mette in scena la molteplicità della miseria umana.
Spazi stretti, claustrofobici. La luce si attenua e ti ritrovi in un vicolo cieco che ti sbarra il passo. Solo uno spiraglio di luce lascia aperta una speranza. Torni indietro e i tuoi passi si concludono in un piccolo ambiente dove campane di diverse dimensioni sono adagiate supine e immediatamente vieni assalito dalla consapevolezza che sono lì per ridestare il mondo dal suo incessante torpore.
“Ogni mostra è un atto unico”, afferma Kounellis, e la sensazione che si ha al termine di questo sublime viaggio visivo e mentale è proprio questa: aver assistito a qualcosa di irripetibile.
Una curiosità: le fasi della realizzazione delle nuove opere e l’allestimento della mostra, sono state riprese da Ermanno Olmi. A breve dovrebbe quindi uscire un film-documentario.
Mostra curata da Bruno Corà
FONDAZIONE ARNALDO POMODORO
Via Andrea Solari 35 (20144)
+39 0289075394 (info), +39 0289075395 (biglietteria)
info@fondazionearnaldopomodoro.it
www.fondazionearnaldopomodoro.it
orario: da mercoledì a domenica ore 11-18 (ultimo ingresso ore 17)
Giovedì ore 11-22 (ultimo ingresso ore 21)
biglietti: intero 7 euro - ridotto 4 euro