Ribelle incorreggibile o colto artista consapevole? La vita e l’opera di Basquiat mettono d’accordo le interpretazioni dell’artista in una grande mostra.

Ogni volta che si parla di Jean Michel Basquiat (New York 1960-1988) lo si fa per poco tempo. Lo si liquida come genio ribelle o come prodotto dell’eccessiva superficialità del suo tempo. Di quella facile tendenza all’acclamazione verso chi veniva esposto in galleria.
È difficile essere sicuri su ciò che si dice di Basquiat proprio perché la sua attività artistica è durata solo dieci anni, troppo poco per farci un’idea chiara.
Quella della Triennale di Milano è una delle più esaustive mostre dell’artista e sull’artista americano. Lo spettatore è accompagnato in ogni stanza da didascalie che scandiscono i diversi momenti della sua creatività: dall’attività di graffitaro, durante la quale scriveva sui muri le sue riflessioni graffianti sulle contraddizioni della civiltà, usando lo pseudonimo di SAMO, al suo primo periodo di artista in galleria. Dall’incontro con Warhol al suo ultimo e triste periodo di solitudine. Non mancano i contributi video a presentarci un Basquiat in forma e in piena attività.
Ci scorre dinanzi tutta la vita dell’artista e ci accorgiamo di come siano legate la vita e l’arte e come forse siano sempre la medesima cosa. Di fronte a questa retrospettiva viene voglia di poter vedere in ogni mostra la presentazione globale di ogni artista: la vita non è fatta d’altro che di opere.
In Basquiat, il passaggio dalla contestazione al successo libera colori e mostri che esprimono i terribili temi che lo scuotono: il razzismo, l’indigenza, la ricerca della felicità, la dipendenza, la sofferenza e l’inadeguatezza. Il mondo di Basquiat è un mondo sofferente, graffiato, ma i cui graffi lasciano un colore affascinante ed ipnotico. L’unica ipnosi che può convincerci a restare in vita.
I graffi di Basquiat sono lo stile con cui egli vede e rappresenta il mondo. Tuttavia, è proprio questo stile ad aver annoiato molti spettatori della mostra milanese. In realtà, segni di cambiamento sono visibili negli ultimi lavori dell’artista: le immagini e i colori sono meno presenti e la vitalità precedente lascia il posto ad una sensazione di vuoto. Forse quest’ultimo periodo avrebbe potuto indicare una temporanea crisi da cui sarebbe scaturito un nuovo e inaspettato Basquiat.
The Jean-Michel Basquiat Show. A cura di Gianni Mercurio
La Triennale di Milano, Viale Alemagna, 6 - 20121 Milano
Dal 20 settembre 2006 al 28 gennaio 2007 - Tutti i giorni dalle 10.30 alle 20.30 - lunedì chiuso - Biglietto: Intero - 8,00 Euro
Per informazioni: 02.724341 - info@triennale.it - Biglietteria: 02.72434208
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