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La promiscuità dell'arte contemporanea

una rubrica d'arte a cura di Davide Valenti
Senza peli sulla lingua, una giovanissima artista riesce a rendere più interessante che mai il vecchio tema dell’emancipazione femminile.
Animal Rug

Ashley Reid – Devastatingly Good Times

di Davide Valenti

Milano. Nowhere Gallery. Via della Moscova 15. Fino al 29 luglio 2006 Un gallerista e il suo cane danno il benvenuto ai visitatori della prima mostra personale di Ashley Reid (NY, 1983), artista newyorkese. La mostra si intitola Devastatingly Good Times. Sedici grandi foto in due stanze. Ashley si pone davanti a un’ambientazione da lei dipinta precedentemente con acrilici e da lì scatta il suo autoritratto. Il risultato è l’immagine di una donna all’interno di un mondo disegnato. Tutto ciò potrebbe essere facilmente una rilassante e innocua esperienza estetica se non fosse per qualcosa di fastidioso che ci impone delle domande: perché quelle due donne sedute d’avanti a un telo mal dipinto tenendo in mano bicchieri di cartone sorridono atteggiandosi da star? Perché quasi in tutti gli autoscatti l’artista sorride?
In tutti i lavori c’è un contrasto: quello tra lo scenario dipinto, finto, e l’atteggiamento convinto, realissimo, dell’artista. Solo attraverso questa perfetta capacità di recitazione può scaturire dalle opere tutto il loro senso. Quello a cui siamo di fronte è un dramma, nel senso più proprio di rappresentazione, in cui i protagonisti sono l’individuo e la sua illusione. Il tema è la gioia per ciò che è finto. È lo spettacolo dell’identità nella società dello spettacolo; la messa in mostra, la messa alla berlina, di tutto ciò che la gente crede di essere. Più l’artista è nella parte, più le persone che simboleggia sono convinte di essere importanti, entusiaste, tanto più ci appaiono finte come ciò di cui godono.


Siamo tutti su un palcoscenico e recitiamo una parte, ma c’è chi non è consapevole di ciò. Riallacciandosi alla tradizione Dada e Pop, la Reid vuole divulgare la coscienza del fatto che la vita è già uno spettacolo e che perciò il mondo dello spettacolo, non essendo necessario, diventa una farsa.
In questa dimensione l’artista introduce il problema dell’identità della donna. Lo stereotipo della femminilità è la star, e qui il soggetto è quasi sempre la star nei suoi ambienti più stereotipati: la conchiglia di venere, al mare con l’amica e l’aperitivo in mano, di fronte allo specchio con le lampadine…ma anche la star della cucina.
Uno dei lavori si stacca dagli altri concettualmente: una madonna tiene in braccio una donna nera al posto del bambino. In esso non c’è una constatazione sulla realtà dello stereotipo femminile, ma una critica ad esso e al complementare modello maschile.
Una fotografia in cui i soggetti parlano chiaro. Nessun velo davanti all’irriverenza. Nessuna poesia a nascondere la finzione. Si tratta di una di quelle mostre che vuol bene al pubblico, a tutto il pubblico, una mostra che non ha un target, che parla a tutte le culture. Una mostra Popolare. Una mostra fotografica, che di fotografico ha, per fortuna, solo il mezzo per dire qualcosa di cui importa a tutti.

Fino al 29 luglio 2006

Nowhere Gallery
via della Moscova 15
20121 Milano Italia
Tel: +39 02 . 6552822
Fax: +39 02 . 2153299
www.nowhere-gallery.com
info@nowhere-gallery.com
Ore d'apertura:
Tue-Sat 10:30-13:30 + 15:30-19:30