Sesso e pratiche rituali, erotismo e forze naturali della terra, carnalità ed energie universali. Balkan Erotic Epic, ultimo lavoro di Marina Abramovic, ci regala un momento satirico all’interno della dolorosa serie Balcan Epic esposta all’Hangar Bicocca a partire dal 20 gennaio.

Sesso e pratiche rituali, erotismo e forze naturali della terra, carnalità ed energie universali. Balkan Erotic Epic, ultimo lavoro di Marina Abramovic, ci regala un momento satirico all’interno della dolorosa serie Balcan Epic esposta all’Hangar Bicocca a partire dal 20 gennaio.
Balkan Erotic Epic si ispira a riti serbi che usavano il sesso per propiziarsi gli elementi e sedurre gli dei ed è il più recente lavoro della serie Balkan Epic. Questa serie nacque a metà degli anni novanta, periodo della guerra nei Balcani, e fu ispirata dal dolore dell’artista nel vedere la patria martoriata dal conflitto.
A differenza di molti lavori precedenti, in cui la performer metteva a dura prova la propria resistenza fisica, Balkan Epic sembra talmente carica di sofferenza da non avere bisogno di atti estremi per essere spiegata. Essa è sicuramente uno dei momenti più simbolici ed evocativi della produzione di Abramovic.
In Balkan Erotic Epic, è il tema dell’energia a fare da padrone. Esso era già stato affrontato in Tesla Urn, ma qui viene legato al senso primordiale di un’energia corporea e carnale, in poche parole erotica.
L’opera, proiettata su diversi schermi, è divisa in tre parti: nella prima delle donne corrono sotto la pioggia alzando a turno le vesti e mostrando il pube al cielo; nella seconda degli uomini distesi nell’erba fecondano la terra stessa; nella terza un gruppo di uomini in fila, vestiti in abiti folkloristici sta immobile con il pene in erezione, mentre di fronte, un’icona del cinema serbo intona canzoni patriottiche.
Sicuramente alcune di queste immagini risultano fastidiose per il nostro senso del decoro anche se le sappiamo provenire da riti perduti, primitivi e pagani.
Marina Abramovic ci riporta all’eros come valore di una legge universale che muove il pianeta in quanto fonte di vita ed energia, oggi seppellita sotto i molteplici veli delle inibizioni.
In questo lavoro la nudità del corpo corrisponde alla verità, l’esposizione di questa nudità come mezzo per la sopravvivenza della popolazione corrisponde al potere del popolo di auto-gestirsi, di vivere di se stesso e della Terra che lo ha generato . L’aver coperto di vestiti il corpo corrisponde all’aver nascosto la verità sotto innaturali impalcature. L’aver sottratto l’energia erotica al popolo è stato soggiogarlo, piegare la sovranità del corpo alla ben più misera e falsa sovranità dello stato, uno stato che basa il suo potere sull’impotenza del singolo e sulla dominazione attraverso il senso di colpa e di vergogna.

Oggi l’erotismo coperto dalla macchia della vergogna sembra liberarsi solo attraverso la pornografia. In realtà paradossalmente, è esattamente il contrario.
La pornografia è il frutto di una società dominata dal senso di colpa dove solo con il sesso mercificato si possono appagare le nostre pulsioni senza un contatto diretto e quindi senza il peccato.
La pornografia quindi sembra sfidare i tabù, in realtà anch’essa fa parte a tutti gli effetti di una società basata sull’inibizione del sesso ed è la naturale conseguenza di tutta una storia di vergogne e proibizioni. La pornografia scolorisce ancora di più il senso degli atti carnali, non rendendo loro il carattere sovversivo e di energia pura che invece gli è proprio.
La sofferenza nei confronti delle vicende della sua terra ha portato l’artista ad esprimere non più un corpo trascendente ma un corpo carnale. Esso soffre, gode, la sua energia è lontana dal dualismo corpo-spirito ed è vicina ad una più bassa ed ancestrale concezione di materia .
Balkan Erotic è l’elegia di un popolo legato alla sua terra in un amplesso continuamente rinnovato da riti pagani ed agrari, dove il corpo erotico interagisce con gli elementi della terra per tentare di soggiogarli seducendoli.
Così le donne corrono invasate sotto la pioggia, usano il proprio erotismo per calmare la tempesta. Con il suo corpo la donna è in grado calmare la natura caotica (associata alla maschilità, che agisce di sola forza) e di domarla rendendola feconda e non distruttiva. Atto complementare a quello femminile è quello maschile del coito con la terra .

Ha di sicuro un carattere antitetico invece il terzo video, dove l’immobilità degli uomini che vestiti di tutto punto ci mostrano la loro potenzialità erotica con tanto orgoglio, si contrappone all’energia vitale con la quale invece le donne si mostrano nel video precedente. Questi uomini, invece di impressionarci, come sembrano voler fare, ci rendono partecipi della loro vulnerabilità e l’inutilità del loro gesto rivela la fragilità del loro essere virili senza uno scopo.
Le opere si distribuiscono su un percorso di videoinstallazioni creato accanto all’imponente opera permanente di Anselm Kiefercon con cui non si può fare a meno di relazionarsi.
Si crea così un percorso laterale di suoni ed immagini, cartoline di un viaggio già fatto dall’autrice, che le ha portate a testimonianza della sua esperienza per insegnarci, per provocarci, per smuovere in noi qualcosa che è stato per troppo tempo assopito.