La forza espressiva della realtà, in tutte le sue sfumature più vere, quale nuova frontiera dell’arte, sulla scia di Warhol e Duchamp. A Milano trenta scatti fotografici per mostrare l’umanità della pornografia, firmati Timothy Greenfield-Sanders.
A volte, osservando l’evoluzione dell’arte, si può comprendere quella dell’uomo e degli uomini: di rivoluzione in rivoluzione ciò che ieri era impossibile, illegale, immorale, oggi non lo è più.
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Alla galleria Curti / Gambuzzi il celebre fotografo Timothy Greenfield-Sanders (1952 Miami Beach, Florida) ha presenziato l’inaugurazione di una mostra, curata da Demetrio Paparoni, in cui espone, a dimensione naturale, le foto delle pornostar più famose del mondo.
Sono trenta dittici quelli contenuti sul libro da cui la mostra prende il titolo: sulla foto di sinistra la star è vestita, sull’altra è nuda.
Abitudine del fotografo è il formato grande, che determina l’impressione della naturalezza: foto tanto grandi sembrano meno illusorie. Nei ritratti di tutti i divi americani che sono passati dal suo studio a New York, compreso il presidente Bush, Sanders ha sempre cercato di rappresentare la verità di chi gli stava di fronte: “da quando ho iniziato a scattare non ho mai manipolato troppo la persona”. Il suo uso delle luci è molto semplice, solitamente il soggetto è illuminato da una sola luce da destra.
Tutto ciò ha dato a quest’ultima serie la dimensione della normalità e, mentre arrivano in galleria eminenti personaggi italiani a far visita al famoso Timothy e ai due galleristi, nessuno si accorge che la cultura sta subendo un duro colpo, sta morendo e rinascendo. Nessuno sparo, nessun manganello, nessun partito, solo un famosissimo, massmediatizzato, Timothy Greenfield-Sanders che sta esponendo le pornostar. Chissà se sotto sotto sghignazza.
Sono due le cause di questa nuova morte della cultura: la fama dell’autore e la naturalezza dei soggetti. In ogni società ci sono i cosiddetti opinion leaders, quelli che stabiliscono cosa è trendy e cosa non lo è; Timothy è evidentemente uno dei più grossi. Se questa mostra l’avesse fatta un artista underground tutti avrebbero gridato allo scandalo. Inoltre, questi ritratti non ci comunicano ostentazione, scalpore, anticonformismo: i vari protagonisti hanno posato con gli abiti che indossavano il giorno del loro appuntamento con Sanders, i propri abiti giornalieri.
Il risultato di tutto ciò è la rivelazione che il mestiere di pornostar ha lo stesso valore di ogni altro mestiere. Abbiamo scoperto che le pornostar sono esseri umani.
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Grande ammiratore di Warhol, Timothy Greenfield-Sanders continua il lavoro demistificante del maestro: la progressiva inclusione nel mondo della necessità, di tutto ciò che fino a quel momento apparteneva al mondo della casualità, l’annientamento di ogni meraviglia di fronte al mondo perché tutto è normale.
Tutto il lavoro di Sanders è compenetrato da questo sentimento. La scelta di immortalare i personaggi più famosi del pianeta nella maniera più realistica possibile, quella più rispondente ai caratteri di ciascuno, è il riflesso della volontà di avvicinare il sacro al profano, di portare sulla terra i divi, gli dei. Ogni foto dice: “guardami, sono normale”. Così, mentre gli dei, privati dell’anima perdono il loro potere, gli uomini diventano sempre più potenti nei loro confronti.
Quando l’umanesimo scoprì che i classici Greci erano per lo più statue nude, tutti dissero “ora si può fare”. Quando gli espressionisti e gli astrattisti iniziarono a scarabocchiare col colore, tutti dissero “ora si può fare”, e lo stesso dissero quando Duchamp espose un oggetto comune in una galleria d’arte. Sembra che l’essenza dell’arte e dell’uomo stesso sia la progressiva accettazione dell’illegale e dell’illecito, dell’immorale e del disgustoso, del brutto e del male, nel sempre più grande calderone del bello - che poi sarebbe quello della normalità -, fino a quando non conterrà finalmente tutto ciò che esiste, divenendo così l’unica vera opera d’arte.
Galleria Paolo Curti / Annamaria Gambuzzi & Co.
Via Pontaccio 19, 20121 Milano
Orario: dal lunedì al venerdì 11-19, sabato su appuntamento
7 ottobre dalle 12 alle 21, 8-9 ottobre dalle 12 alle 20
tel. 02 86998170
e-mail: info@paolocurti.com