Menestrelli igienisti sulla tomba di GG Allin nella recensione impossibile firmata al solito da Neon Eater. In colonna: album d'esordio per un trio mai visto e "Inaudito"; Apicella e i presidenti, che "Incredibles News"; l'accorato appello di Thom Yorke da "Parole in libertà".

La cosa che ti manca se vivi in una città come NY è trovare qualcuno che ti racconti, con un po’ di trepida e rollingstoniana enfasi dark-wave, di fiabeschi miraggi vintage, di menestrelli igienisti che si sposano sulla tomba di GG Allin, di intellettuali sgangherati in preda a stravisioni acidule, di pischelli bjorkiani che abitano con Nick Cave e fanno surf con David Morales.
In giro invece si trovano soltanto i Talking Heads e i Suicide che con il loro suono caleidoscopico, i loro frastuoni decerebrati e bassi animaleschi spaccano le palle retoricheggiando sul kebab dello Studio 54. Per fortuna ci sono i Mercury Rakes che espettorano il loro catarro più ipnotico e sbalordente in un ambito in cui certe sonorità sono ormai inflazionate.
Diciamolo chiaro: il piatto è ricco, ben strutturato, un album gonfio di presente e di frizzi & lazzi, i profumi sono tanti, le cravattine pure. Insomma, ce n’è da ballare e da farti venire voglia di bruma psych e di inflazione monotimbrica, di correre fino allo sfinimento lungo i piani armonici di Down Poured The Punk Animals, di inseguire i limiti della distorsione psicoattiva di Diamonds In The Teeth che spettina come neanche un siluro dentro i capelli, di illuminare il desertico Batcave con The Private Psychedelic Cocksucker, di acciuffare la coda del lubrico arco(baleno) paisley di Everybody Loves A Forest.
Per certi versi i Mercury Rakes e i Flaming Pumpkins si pestano un po’ i piedi, sembrano gemelli separati alla nascita e per tenerli insieme occorre pescare a piene mani dal bagaglio delle urla subumane di Ian Curtis. Tastiere oblique e fumettistiche e una cascata di glockenspiel ci accompagnano per il resto dell’album, che prende una piega più perversa e effervescente. Programma sciropposo sostenuto perlopiù da una vivida attitudine di piedi andati a male: un bouquet di profumi di All Star incandescenti e iridescenti che è il miglior prodotto dei Mercury Rakes dai loro esordi a oggi.
Magari non originale, ma popadelico come un bootleg dei Motörhead. Da ascoltare all’alba tornando a casa in auto dalla Turchia. Può un lungo sogno sonico sancire la definitiva dimensione sacra di una band? Certo che sì. (8.6/10)
Tre gocce d'acqua che neanche fossero gemelli omozigoti, figli di un dio minore e di una fantasiosa mortale. Preso atto delle coincidenze, l'ex cantante dei Genesis, l'ex cantante dei Decibel e l'ex... e l'ex hanno deciso di dare corpo discografico alle loro inverosimiglianze. L'album ripercorre le carriere di tutti e tre, pescando qui e là nel vastissimo repertorio con la logica di un bambino bendato che estragga numeri da un bussolotto. Ed è divertente ascoltare Gabriel che storpia Signor tenente con il suo inconfondibile accento sudafricano (bisogna comunque dire che c'è "minchia" e "minchia"), Ruggeri dare il colpo di grazia a Biko, Faletti rappare Contessa. Anche se il meglio arriva molto probabilmente dall'ultimo brano del disco, Si può dare di più, che li vede insieme a ospiti del calibro di Riccardo Fogli, Simona Ventura e Topo Gigio. (i.r.)
Mariano Apicella, il posteggiatore partenopeo noto ai più per aver inciso brani scritti da Silvio Berlusconi nell'album Meglio una canzone, si sarebbe reso protagonista del più solare salto della quaglia. Dopo l'elezione del nuovo presidente della Repubblica, Apicella starebbe lavorando a un disco intitolato semplicemente Canzoni Napolitane. (i.r.)
Thom Yorke: "Differenze di genere, attraverso le quali si manifestano due punti di vista diversi nel mondo; differenze etniche, tra nativi e migranti; differenze generazionali; differenze tra credenti e non credenti e tra le molte fedi: costruiamo una cittadinanza universale in cui progettare il nostro futuro, un futuro che sta sospeso tra rischi terribili e grandi speranze". (i.r.)