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Cose dell'Altro Mondo

a cura di Ivano Rebustini
Neon Eater trasloca dalla musica al cinema, per narrarci in "Ultima visione" una favola per adulti che non ha lieto fine, anzi, non ha proprio fine. "Low Story" ci racconta l'avvincente storia del Jaga Chang Collective, uno strano combo alfiere dell'improvvisazione spirituale. E poi:"Inaudito" propone un po' di scimmie in libera uscita per poi aggirarsi dalle parti di Bowie; in "Impossible News" il clamoroso ritiro del Critico per eccellenza e l'ultima pensata delle major; le idee di Capossela e le pene d'amore di Bobby Solo a "Parole in libertà".
ULTIMA VISIONE
Fotomontaggio a cura di N.Senada.
Dal Castello di Oz alla  fabbrica di ideologie in mongolfiera
di Neon Eater
“L’innamoramento è sempre un labirinto di accadimenti: quando ci si innamora l’altro si muove su un territorio minato” (Christopher Lee)

Il Cioccolato Fatale della Samaritana Errante

Titolo originale: No Love Regia: Tim Kim Hayao Michell Voci: Fry Ji, Takuya Uhl, Akihiko Ki-Duk, Chieko Rhys Park, Ifans Zambarloukos Durata: 6h 59’ Nazionalità: USA del Sud, 2004 Genere: drammatico fantastico

La leggerezza gotica e grottesca di Tim Kim Hayao Michell diverte e fa riflettere. La storia, tratta dal romanzo di Roald Wynne McEwan, garantisce all’autore la possibilità di muoversi alla ricerca del filo di Arianna che possa redimere la sua poetica à la page: la periferia londinese, i graffi a sfondo religioso, la neve esistenziale, la metamorfosi metaforica dei Beatles, la prassi melodrammatica di Kubrick, la grafica scenografica beachboysiana, la fabbrica immaginifica di Cagliostro, l'estetica metafisica di Psycho, il cioccolato per adulti. "I dolci non hanno bisogno dei bambini di periferia" (Hanif Kureishi).

Il professore Willy Howl (Deep Depp), il re della prostituzione che indice un concorso mondiale per racimolare abbastanza soldi per poter fare un viaggio in Europa in mongolfiera, è in realtà alla ricerca di un'anziana mistica e sadica che prosegua il suo lavoro. Il padre di Willy (un terrificante demone, che vediamo raccontato nei flashback da musical hollywoodiano anni ’50) è un devoto alla superficialità dell’esistenza consumistica e si troverà faccia a faccia con i monologhi mentali di Sophie Vasumitra, fidanzata di Willy, viziata, egoista e arrivista, lontana anni luce dalla cameretta a sfondo religioso. dove il modo in cui sposta le tende dalle finestre è un chiaro segnale che si annoia…

Tossica e algida da giovane, priva di interesse e interessi, dell’alternanza aperto-chiuso tipica dello shojo manga, dona il proprio corpo agli uomini “che quando mettono su un’attività tornano bambini”. Willy Howl è un bambino mai cresciuto, scappato di casa anni prima per inseguire il suo sogno, l'eroina, contro la volontà del padre Charlie. Un inedito trattamento è riservato anche a lui: si trova a essere pedinato e spiato ossessivamente da un folle adone trash glam metal, Jed Mononoke, innamorato di lui e convinto di esserne ricambiato.

Jed è vittima della sindrome di Miyazaki, una forma di psicosi estetica (scoperta nel secolo scorso dall’omonimo scrittore di manga con tematiche romantiche) nei confronti del cioccolato, spesso inconsapevole, con ossessione a sfondo sessuale. È un amore implacabile in cui ci si sente investiti dalla missione di percorrere strade nuove insieme agli operai della fabbrica che, coinvolti in un gioco psicologico sottile e ossessivo attraverso particolari segnali segreti, ne escono a pezzi.

L’autore si lascia andare non solo in primavera, ma anche in estate, autunno e inverno a mo’ di omaggio-dissacrazione, e ci regala una visionaria, mistica meditazione sulle possibili forme di bambino tecnologizzato giapponese. Un film da non perdere, aspettando la guerra, prossimamente sui nostri schermi.

LOW STORY
Fotomontaggio a cura di N.Senada.
Jaga Chang Collective, dalle campagne di Fishtank al giardino dello stregone Sun Ra
di Neon Eater
Uno dei vecchi ensemble di terz’ordine di Cornelius Mingus, uno shock immaginario tra lo scoramento ambientale di Fennesz Twin e il calderone isolazionista di lisergica memoria degli Amon Lull. Dalle campagne di Fishtank (piccola cittadina dalle parti di Labradford) al giardino zen dello stregone Sun Ra, istantanea a forte velocità metafisica dell’intera famiglia Jaga Chang Collective.

Carter Chang (theremin giapponese e strumenti giocattolo), Panda Chang (Batteria ottica), Ketil Andreas Chang (bonghi norvegesi e split-tablas), Chang Chang Chang (fisarmoniche e pietre), Lars Harald Chang (tuba "generativa" di Nick Drake), Lars Chang-Deaken (basso tenore), Mark Even Chang (vibrafono, flauto, trombone), Ketil Chang-The Geologist (trombone, vibrafono, flauto), Conrad Chang (flauto, trombone, vibrafono), Martin Chang (riempitivo): così si presentano i Jaga Chang Collective. Dieci travestiti grotteschi campioni dell’improvvisazione spirituale, uno strano combo dal nome dilatato come l'ombelico bizzarro di Quincy Jones.

 Autore di un linguaggio in grado di far dialogare il cavallo bifronte di Brian Wilson e l’organista post-umano della “Chiesa del nuovo rumore” di Louisville, l'industrial indiano e il glitch hop spagnolo, i frullati psichedelici e le fanfare ultra-epiche, il combo “interstellare” Jaga Chang Collective si è imposto all’attenzione delle pietre apocalittiche e dei rombi nordici come un pugno di personaggi camaleontici nati per suonare insieme a Tim Buckley.

L’approccio comunque è tutt’altro che da dark club giapponese. Se analizziamo, ad esempio, certe frange dello sfogo pre mistico della stampa norvegese, si nota come sempre più imponente sia la miniatura dettagliata e semplice che porta alla sublimazione crepuscolare dei sensi e si stempera nell'esplorazione dei droni ibridi più bislacchi dell’avanguardia storica. Ma forse non è proprio così...

La storia discografica dei Nostri inizia ufficialmente quando decidono di darsi una ragione sociale prendendo a prestito il cognome di un giocatore nipponico di basket particolarmente colto e raffinato (Tsu Gi Tare Jaga). Nel 1989 esce Pooka Asa Hana, acclamato dall'Indian Trance Project come miglior album kraut/wave del 2002 (la band è per certi versi così avanti da essersi lasciata un millennio dietro le spalle) e, grazie al sabor latino di Michael Gira, l'anno successivo la famiglia Chang ottiene un contratto per il 2004 con l'etichetta londinese Smalltown Cat. Sicuramente un disco da avere, per i seguaci sia del Festival Ska di Fuji sia degli sfrigolii radiofonici della BBC (ma non solo).

La tournee che sussegue il disco si avvale della tecnologia cosmic weltanshauung anni '70, è un viaggio intertemporale a ritroso e fa sì che i Jaga Chang Collective rientrino nello stato meditativo dei primi istanti risalenti all’epoca dell’allunaggio.

Con i loro Stivali delle Sette Leghe a forte velocità, sono uno dei cavalli da battaglia del teatro classico di Tahiti, fuochi fatui di un paesaggio free form. Nel 1992, la piccola svolta con la pubblicazione di 107 split per la collana In The Kitty Kranky : 107 collaborazioni con oscuri figuri psichedelici che non dispiacerà ai fan dei 7" sui generis. Le session durano la consueta manciata di minuti, alimentando, anche oltre i confini nordici, un contatto spirituale sempre più imponente con natura e vita che parte dal Maryland per espandersi in lidi ancora sconosciuti, dal deserto tunisino e al viaggio/sballo lunare.

Il 2001 è l’anno dell'EP di cover di artisti solitari del 1800 (The Livingroom Outside/Retro Ninja) in cui tutto concilia con tutto. Trascorrono pochi mesi e i nostri sono di nuovo in pista: A Everlast Hush/Here Comes Senaka (Drive 8, 2001) irrompe sul mercato del modernariato giapponese ed è subito rammarico per un un esperimento limitato allo spettacolo di danza freak e al programma radiofonico sull'insanità di Syd Barrett.

Questa è la la metafisica della provincia americana: ambientale e cosmica, abbandonata e trasognata, filmica e ineccepibile, imprescindibile e impressionista. Imparentati con le manfrine della Red Microphones Orchestra, fanno musica libera, senza scorie canterburiane o maschere trans-etniche cercando, dicono, un terzo posto nelle charts di Chicago e Bombay.  

INAUDITO
Arctic Monkeys & The Monkees - Chita's Story (Zoo Records, 2006)

Una delle più spudorate truffe artistiche dell'industria discografica degli anni '60 insieme a una delle più spudorate truffe artistiche dell'industria discografica degli anni 2000. Scimmie e scimmiette tutte insieme appassionatamente si cimentano in un album concept sulla storia della scimmia cinematografica per eccellenza. Non vedo, non sento, non parlo e non suono, o - se suono - suono poco e male, ma è davvero un gran divertimento. Soprattutto quando sulla scena irrompono i Gorillaz per l'evocativa cover di Banana Boat. (i.r.)

Dawid Bovie - Fake Songs (Buffalo Records, 2006)

Stesso titolo di un album di Liam Lynch, allievo di Paul McCartney (la qual cosa, come si vedrà, ha un suo perché), questo disco ripercorre in lungo e in largo la carriera - anche apocrifa - del Duca Bianco, saccheggiando a destra e manca. La cover italiana di Space Oddity, con testo di Mogol (Ragazzo solo, ragazza sola), è ancora più irritante dell'originale, mentre in Amsterdam sembra di ascoltare Bowie che scopiazza a piena voce Scott Walker (ma qualcuno sostiene che succedesse già nella versione di Mr. Jones). Il pezzo forte del cd è però il rifacimento, senza troppa fantasia, della bitolsiana Penny Lane; sicuramente è un fake, ma potrebbe pure essere un fake del fake, e a questo punto non si capisce più niente, se non che a Bowie il Macca (eccolo qui) sta sul birillo, e Bovie se ne approfitta. Imperdibile per chi ama i Rutles. (i.r.)

INCREDIBLES NEWS

Piero Scaruffi si ritira a vita privata: il sommo critico musicale, nauseato dalla piega presa dal rock negli ultimi sessant'anni, ha ceduto il suo sito ad All Music Guide (i testi) e al Metropolitan Museum of Art di New York (la veste grafica): d'ora in avanti si limiterà a produrre Cabernet nel suo eremo di Santo California. Baldini Castoldi Dalai editore ha offerto 500 euro per la ristampa dell'opera omnia. (i.r.)

In un laboratorio sugli Appalachi, nel segreto più assoluto (ma non per noi), un pool di scienziati assoldati dalle maggiori major, dalle major maggiori, insomma da loro, sta mettendo a punto un cd vergine impossibile da masterizzare, con l'obiettivo di metterlo in vendita dalla primavera del 2007. Coloratissimo e con la custodia cartonata, impreziosita da frammenti di cristalli Swarovski difettati, con il nuovo cd le major tenteranno di fare breccia nel mercato degli imbecilli, dato in forte crescita. (i.r.)

PAROLE IN LIBERTĀ

Vinicio Capossela: "Coraggio, strafottenza, disinvoltura. idee nuove, insulti necessari, buoni consigli, poesia originale: il mio nuovo album è tutto qui" (i.r.)

Bobby Solo: "Dopo Marta, ci ho provato con Valentina, approfittando che dormiva, ma gnente. Clara nun me vole, a Mariposa je so venute le cose sue... che c'avete er numero de 'sta tedesca, come se chiama, Marlene Kuntze?" (i.r.)