Ululati di lupi per il "Laiv" di Neon Eater, dedicato a Wolf Wire."Inaudito" propone il disco delle nonne, mentre "Incredibles News" racconta i progetti di Vinicio Capossela, e al Corgan del mese scorso segue Morgan, con un attualissimo battibecco televisivo.

Autore analogico e nichilista, sintetico e esagitato, Mr.Patrick Bright dispensa maxischermi e sevizie preziose in salsa drum'n'bass. Ha provato per voi l’apocalisse epidermica di Marc Almond. Ne ha ricavato un ciuffo morriseiano e un buon numero di orecchie di ragazzine che gridano in delirio a un rave party sotto le stelle.
Salgono sul palco i Bikini The Faint, e colpiscono duro grazie a una miscela efficacissima: maglia sonico-visiva a righe sociali, sorrisi in versione streaming fuffa, pantaloni di pelle bianca arrotolati in vita e felpaccia maudit alla Throbbing Gristle.
Il pubblico ascolta, salta, balla, soffre e contribuisce a rendere la performance tutt’altro che superflua.
È l’ora dei Wolf Wire: sul palco un corno kitsch, una viola patinata, una batteria di pelle "umana" (utilizzata esclusivamente per l’emissione di suoni noise), un laptop della CNN, un ukulele polimorfo, 29 violini licantropi, 90 chitarre a impulsi dinamitardi, due tastiere militari (mini-Greatorex e DNtel) e poco altro.
Piomba sul palco una band incredibilmente barbara ed è un inferno che ha tutta l'aria di una cascata radioattiva al limite dell’underground, la sporcizia sotto i piedi più rumorosa e isterica del panorama ultrà, un eccesso di moine che più punk non ce n’è.
Dopo tre minuti contati, in perfetta linea con l'artwork dei dischi, piove.
Patrick Bright, seminudo, braccia diafane da diva consumata (un'acconciatura di una pesantezza che fa vibrare lo stomaco), guarda i Wolf Wire con occhi sgranati, rantolante, poi si lancia dalle casse in stile synth-wave gotico e finisce sul palco con le più devastanti intenzioni.

Lucido come se avesse vissuto tutta la vita nel pub psychobilly di piazza Castello, Patrick salta sulla macchina sonico-visiva di Ian Curtis, mette in moto e, tra esplosioni caotiche e riff schizzati, finisce contro David Bowie, un bersaglio polimorfo con il sorriso sulle labbra.
Un impatto violento, un hic et nunc straniante e doloroso fregandosene altamente della freschezza dei suoi vent’anni, dell'istrionismo nervoso e della foga espressiva sregolata del leader dei vampiri sonori: le esperienze estreme si pagano con gli effetti collaterali.
La seconda parte dello show è quasi interamente dedicata al progetto acustico adolescenziale di Patrick a base di canzoni torrenziali, effetti folgoranti, gesti meccanici e numeri erotici.
Forse inevitabilmente, metà della strumentazione è andata distrutta e tutti i pezzi sono eseguiti nello stile imperfetto e imbarazzante che il genio dei Wolf Wire sembra avere del tutto abbracciato al momento.

Dal vivo, su canzoni come Under This Lover, Burned Wind e A Digital Boy Like Me si resta incantati dall’ombra di Tom Waits con la lattina in mano sul palco laminato dello Spazio Mercato 211.
Lupi kitsch, libertini "concretisti" e militari prepotenti che parlano da soli creano una massa rumorosa indistinguibile, un singolo suono in loop che si affaccia al di là della terza dimensione per vedere cosa c’è oltre.

Hanno cominciato in sordina, una suocera qui, una nonna là, finché si sono decise a uscire allo scoperto. Guidate da Olga Sarantos, la grandma dei Fiery Furnaces, le “nonne d’arte” esordiscono all’insegna del lo-fi più spinto, voltando le spalle al politically correct dei nipoti: il loro fiore preferito è il papavero, le loro torte sono zeppe di hashish. In qualche caso le bacchette sono malferme, come malferma parrebbe talvolta la dentiera della vocalist, ma le signore mettono allegria, nonostante la presenza della bisnonna di Ozzy Osbourne facesse presagire il contrario. Unico problema all’orizzonte, una possibile causa per il nome con gli eredi, naturali e musicali, di Frank Zappa. Che peraltro da laggiù se la riderà di gusto. (i.r.)
Vinicio Capossela starebbe già lavorando al successore di Ovunque proteggi. Dovrebbe essere un album dedicato al compianto cantautore livornese Piero Ciampi, intitolato: Non è parente. Alternate a rifacimenti di brani quali Uffa che noia e Il vino, canzoni nuove o comunque inedite, tra le quali spicca Barbaresco Rinaldi Francesco 1955. (i.r.)
Morgan (durante un’intervista nella quale gli era stato chiesto di spiegare il perché della cover di “Non al denaro…”): “Lei mi fa la cortesia di farmi rispondere, altrimenti mi alzo e me ne vado. Lo faccio e resterà come una macchia nella sua carriera professionale, lei non può dire a me cosa fare, io non lo dico a lei. Mi alzo e me ne vado. Complimenti, lei ha illustrato bene come si comporta una persona che sta a sinistra e ha pregiudizi”. (i.r.)